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Writers - Scrittrici per caso...

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Giochi del Destino..., Fanfic su Fernando Torres
CAT_IMG Posted on 14/1/2009, 18:01P_QUOTE

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Status: Offline: ultima azione eseguita il 13/9/2009, 13:57




Ciao raga!!!! Ho deciso di postarvi l'inizio di una fanfic su fernando torres, che ho postato anche su un altro forum ma non ha avuto molto successo...
Fatemi sapere che ne pensate...^^




CAPITOLO 1
STUPIDISSIMA SFORTUNA


Quello sarebbe stato il giorno più bello della mia vita; peccato che ancora non lo sapevo...

Prima di tutto mi presento: mi chiamo Arianna ed ho 19 anni, sono italiana, vivo a Liverpool da circa tre mesi e frequento l'Accademia delle Belle Arti qui. Lavoro in un pub del centro tanto per pagarmi qualche piccolo sfizio e non per "capire il senso del lavoro" come credono invece i miei ...Eh eh!
Sono una romanticona di primo ordine, per nulla dolce, testarda come un mulo e pigra -ma solo nelle cose che non ho voglia di fare-, mi piace fare battute e far divertire facendo la spaccona...
Abito a Prescot Road , una via tranquilla vicina al Mersey, in un attico all'ultimo piano di un' allegra palazzina tutta gialla insieme alle mie amiche Eléonore , francese , che ho conosciuto qui a Liverpool ; conosce l'italiano, l'inglese e -ovviamente! XD- il francese (non per niente fa l'interprete!); e Vanessa, una tipica italiana simpaticona che conosco da sempre e si è trasferita con me da Roma, per lavorare come stilista.
Ma è come se avessimo una quarta coinquilina: Mary Ann, una fantastica 40enne fresca di divorzio, dinamica e spigliata e che ha sempre tempo per aiutarci - e per pranzare a scrocco da noi...-.
Credo che questa presentazione sia stata pure troppo soddisfacente - volete la mia mail? XD!- e quindi riprendo il mio racconto da dove l'ho lasciato.
Dunque oggi è un tranquillo, noioso e ordinario lunedì mattina di novembre e, come sempre, mi sveglio svogliata e in ritardissimo.
Passato l'impulso di smontare la mia odiosa sveglia -dovreste sentirla...I-N-S-O-P-P-O-R-T-A-B-I-L-E!-, mi alzo con la velocità di un bradipo con le emorroidi e mi dirigo come un anima in pena nel soggiorno. Borbotto una specie di "buongiorno" a Vanessa che sta per uscire di casa. Scommetto che quella precisona di Eléonore è già scappata al suo corso di aggiornamento per interpreti.
"Ciao, cocca...A dopo!" dice Vane e sparisce laciandomi sola come un cane a fare colazione con i miei adorati Coco Pops Barchette -slurp!-.
Sto rovistando nella scatola per trovare la sorpresa -un meraviglioso giochino di Kung-Fu Panda!-, quando mi cade lo sguardo sul nostro adorato orologio a pendolo a forma i gatto. Segna le 8.52. Ah, bene. Mi sparo in bocca un altro po' di Coco Pops.
STOP!!!! Wait a moment, please! Le 8.52?? Tardiiiiiiiii!
"Corri Ari, CORRIIII!"
Scappo in camera e cerco nella catasta di abiti sul mio letto sfatto qualcosa di appropriato da mettere, optando infine per un look alla "brillante studentessa": soffice maglioncino di ciniglia a collo alto, bermuda al ginocchio color grigio fumo e un paio di morbidi stivaletti i camoscio, neri e con un minuscolo tacco.
Ehi, a Liverpool fa freddo, sapete?!
Finisco di ingollare i miei cereali e corro a lavarmi la faccia e i denti; stendo un velo di cipria sul viso e un po' di matita nerissima tanto per non far scorgere quei due fossi viola che ho sotto gli occhi e rendermi più o meno presentabile al resto del mondo. Lascio i miei capelli liberi sulle spalle nella loro lunghezza e, afferrando al volo la mia borsa a tracolla della Sweet Years (mitica borsa!), fuggo a precipzio per le scale.
Arrivo in strada come un'incrocio tra Attila e un toro impazzito, e la mia situazione emozionale peggiora quando l'autobus parte all'istante davante ai miei occhi sgranati.
Grr!
La prima ora di lezione è saltata, me ne starò a casetta, oggi. Dopo un'immane fatica (sei piani a piedi, causa ascensore rotto), giungo finalmente davanti all'amata porta di casa. Tasto le tasche del cappottino per trovare le chiavi;non ci sono. Passo a setaccio le tasche del pantalone e poi quelle della borsa. Le mie chiavi non si trovano. Il mio colorito si spegne improvvismente quando mi torna in mente quello che ho fatto. Per la fretta ho lasciato inserite le chiavi nella serratura interna, e così non ho nemmeno la possibilità di scassinare la porta di casa mia...!
Poi arriva l'illuminazione: Mary Ann! Scendo a rotta di collo al piano inferiore (e tanto per aiutare le cose, mi s'impiglia la borsa nel corrimano e faccio un bel balzo all'indietro!) e suono alla sua porta. Non risponde nessuno.
"Dai, dai Mary lo so che ci sei!!! Aprimiiii!" . Niente da fare, in casa non c'è nessuno.
"DANNAZIONEEE!". Mi accorgo di aver appena gridato, quando sento le risatine della ragazzina del terzo piano provenienti dalle scale. Mi mancava la mocciosa!
Prima che la mia rabbia sfoci in un fiume di parolacce, mi ricordo di avere il cellulare con me, e lo sfodero trionfante dalla borsa.Chiamerò i vigili del fuoco e simili per farmi tirare fuori da questa situazione. Non avete idea della mutazione che ha subito la mia espressione quando il Nokia 5200 mi si spegne in mano. "Brutto bastardo, ci mancavi solo tu ad abbandonarmi!!" Ma questa è una congiura, porca miseria, VOGLIONO VEDERMI IN VERSIONE SUPER-SAYAN!!!"
Furiosa, tiro un calcio alla povera ed ormai ex-mitica borsa che, tanto per darmi il colpo di grazia, rotola giù per le scale rovesciando tutta la mia roba. Neanche fosse un pallone!
Avrete capito che sono anche LEGGERMENTE iraconda. Nera di rabbia, scendo per la terza volta in sei minuti (assurdo quello che può accadere in così poco tempo!), queste stra-maledette scale facendo rumore per un esercito ed esco dal portone, lasciando tutto il contenuto della mia borsa sparso per il palazzo.
Non faccio in tempo a mettere uno stivale fuori, che un deficiente in motorino ha la brillante idea di passare sopra la pozzanghera al bordo del marciapiede. Risultato: gambe zuppe e rabbia in stato avanzato, il che mi procura uno sfogo furioso e , per di più, pubblico.
La mattina non è certo delle migliori, visto l'inizio...e non oso pensare a cosa accadrà dopo...



CAPITOLO 2
STUPENDO (IM)PREVISTO...


Ho decisamente bisogno di una passeggiata. Fuori fa un freddo che mi fa venire la pelle d'oca. Le strade cominciano a ripopolarsi di bambini che vanno a scuola, uomini e donne che corrono in ufficio, i negozi che riaprono le serrande e il traffico comincia a farsi meno scorrevole...Gli unici che non vanno di fretta sono gli strambi vecchietti seduti sulle panchine dei giardini pubblici qui vicino. Mi piacerebbe sapere che cosa pensano, seduti in disparte, a godersi la fioca luce del sole non ancora alto nel cielo. Mi piacerebbe avere, proprio come loro, tanto tempo a disposizione per gustarmi lentamente il lento risvegliarsi della città. Ho deciso, per una volta che non devo correre da qualche parte , mi metto seduta su questa panchina piena di scritte e dediche. Ma la pace dura poco, chiaramente. Figurarsi se la mia super sfiga non doveva rovinarmi questo momento poetico; quindi ha ben pensato di mandarmi la creatura più orrida di questo mondo:
un disgustoso, piumato, sporco e perfido...PICCIONE!!!
Il mostro mi si avvicina zampettando con quei suoi maligni occhietti rossi puntati su di me, la sua preda ignara...
"Aaaargh! VIA, MOSTROO!" grido saltando sulla panchina con gli occhi sbarrati. Figurati se non doveva venire anche quest'essere a dare fastidio, oggi...L'immondo pennuto emette uno strido che mi fa accapponare la pelle (sembro Beppe Braida quando dico così XD!), ma io non mi lascio intimorire e gli faccio una linguaccia con tanto di versaccio...Non voglio immaginare nemmeno quello che penserà di me la gente che mi vede litigare con un piccione...
Il brutto coso però non vuole saperne di andarsene, anzi ha cominciato ad avvicinarsi sempre più minaccioso a me; che decido di saltare all'improvviso per spaventarlo e cacciarlo dal mio territorio. Spicco il salto, ma il mio rivale mi precede e si allontana sbattendo le ali frenetico. VITTORIAAA! Sorrido compiaciuta e e ammetto, rivolgendomi al volatile che è salito su di una fontanella di pietra:
"Sei stato un degno avversario...." e gli tendo la mano. Lui fa un verso che mi risuona come un "è stato un piacere battermi con te" e sparisce definitivamente dal mio campo visivo.
"Non ti piacciono i piccioni, sembra..." dice una voce sconosciuta alle mie spalle, rischiando di farmi morire d'infarto.Iiih, che figuraaa!
Mi giro di scatto sentendomi una rimbambita e vedo a chi appartiene quella voce così roca. Di fronte a me c'è una donna sui 60 con una bandana di stoffa,a stampe fucsia e gialle, usata come fascia per tenere a bada i ribelli riccioli ancora completamente neri, vestita con una lunga gonnellona multicolore, grandi orecchini a cerchio e innumerevoli collanine e bracciali vintage al collo e ai polsi Sembra essere stata appena catapultata qui dagli anni '70...
Cala il silenzio. Si sente un fruscio tra gli ordinati cespugli di rose e spunta svolazzando il piccione di prima, che fulmino con un'occhiataccia non appena riprova ad avvicinarsi a me. Improvvisamente la strana signora mi dice:
"Posso leggerti la mano?". Io rimango un po' stranita, ma accetto porgendole la mano sinistra. Vediamo un po' quanta sfortuna mi sta arrivando XD!
"Sei molto giovane, e alla ricerca del principe azzurro, a quanto vedo...E sei convinta che la Dea Bendata non ti ami molto... ".
Che cavolata! Non ho bisogno di farmi leggere la mano per sapere a che livelli arriva la mia sfiga nera, grazie.
"Accidenti!" grida la tipa, facendomi sobbalzare di nuovo. "Sono in arrivo grandi novità per te, da questa mattina...il Destino ha deciso di aiutarti..." ha un tono troppo falsato, non le credo "Vedrai, cara la mia scettica...".
Come fa a sapere che non la stavo ascoltando? Non mi sembra di aver parlato ad alta voce, e poi ho cercato di mostrarmi interessata...Strano! Anzi, un po' inquietante, direi.
La tizia, ridendo, sparisce così come è comparsa e mi lascia da sola con quella strana predizione in mente. Che avrà voluto dire con "il Destino ha deciso di aiutarti..." ?? Mah!
Evitando di pensarci, proseguo per la strada senza una meta, mi sono già rilassata abbastanza per i miei gusti...
Mi stringo nel mio cappottino beige svasato, ripensando a quello che mi è potuto accadere in meno di un'ora. Assurdo.Nemmeno i personaggi di Lady Oscar sono così sfigati, diamine! Sono già le 9.17, e fino ad ora l'unica cosa positiva sono stati i miei Coco Pops.
Continuo a camminare lungo il marciapiede ingombro delle foglie gialle e arancioni appena cadute dagli alberi, immersa nei miei pensieri; i miei tacchi fanno un rumore che ricorda quello della mia antipatica sveglia ritardataria. Devo proprio dormire in piedi per non accorgermi del ragazzo dall'aria assorta come la mia che si avvicina velocemente. E si da il caso che io i ragzzi li guardi tutti, ma proprio TUTTI quelli che vale la pena guardare. Solo una specie ho sempre detestato: quei super tamarri dei calciatori. Con quei capelli impiastricciati di gelatina, i polpaccioni, la faccia ebete e la cultura simile a quella di una patata giapponese lessa. (Come mi vengono certi paragoni non lo so proprio)
E per non parlare poi dell'odio che ho verso il loro stupido lavoro...BLEAH!
Ma torniamo a noi. Io proprio non lo vedo e lui nemmeno, dato l'inevitabile scontro. Cadiamo entrambi a terra come due pere cotte. Il ragazzo indossa un paio di jeans scuri ed un giubbotto bianco sportivo, un berretto da cui spuntano alcuni ciuffi di capelli biondi ed un paio di occhialoni scuri che gli coprono buona parte del viso.
"Ti sei fatta male?" Dice aiutandomi gentilmente a rialzarmi, anche se mi sembra che vada un po' di fretta. Io gliene direi tante di quelle parole eleganti al signor biondino che farei invidia ad un camionista, ma mi trattengo per pura compassione del poverino che, fino a prova contraria, non c'entra assolutamente niente con la mia infausta mattina. Così non gli dico altro che:
"Tutto okay, non preoccuparti." in un perfetto inglese completo di orrida pronuncia italianenglish. Lui, però, in fatto di accenti e pronunce non scherza, sentito il suo inglese spagnolizzato di poco fa.
In realtà, sento la caviglia sinistra come se fosse stata masticata da un cavallo, ma non mi va di perdere e fargli perdere altro tempo.
I miei tacchi -che ancora ringrazio-, però, non sono molto propensi a reggere la mia piccola bugia e traballo pericolosamente rischiando di finire a terra, ma lo sconosciuto mi afferra prontamente per la vita giusto un secondo prima dell'impatto tra il mio musetto e il marciapiede.
Ammazza che tempismo! Io arrosisco senza rendermene conto - e vi giuro che non mi succede MAI- e mi faccio indietro.
"E' la caviglia, non è vero?" dice subito lui. Io sto un attimo in silenzio, cercando di scorgegere i suoi lineamenti dietro i mastodontici occhiali, e poi sospiro, rassegnata:
"Si, ma non è niente, davvero!". Complimenti, che frase brillante! Evidentemente questa è e sarà l'unica volta nella mia vita in cui non sono convincente raccontando una bugia. O forse non VOGLIO esserlo, chissà. Fatto sta che lui nemmeno mi dà ascolto e dice:
"Dai, vieni. Ti porto al Pronto Soccorso, una storta così non va trascurata, penso ti si sia spostato il nervo e la caviglia potrebbe gonfiarsi e arrossarsi...". Sentitelo...Ma chi è? Il figlio segreto di Piero Angela?
"Ti ho già detto che non è nulla!" ribatto rigida. Odio quando mi si dice quello che devo e non devo fare, mi dà sui nervi! Sarò irremovibile.
Lui si volta con aria di sfida, ma poi sfodera un sorriso che mi pare illumini le strade e setenzia:
"...Ma se non riesci nemmeno a stare in piedi...Avanti, andiamo; non posso lasciarti qui."
"Si che puoi"
"No, non posso." ripete risoluto. Ma che vuole?
"Si! Io senza di te ce la faccio, sai?", ripeto sporgendomi verso di lui.
"E' questo che ci si guadagna a fare i gentili?...Cammina, dai. Ho la moto parcheggiata qui vicino". E' inutile continuare a replicare, andrebbe avanti all'infinito. E poi provate a dire di no a quel sorriso.
All'improvviso lui mi si avvicina e mi prende in braccio. Ma che fa?? Mi trasporta tra le sue braccia come se fossi una principessa appena salvata da un perfido drago. E lui? Forse è il principe coraggioso.
"Mettimi giù! Sembro una scema...Mi guardano tutti!"
"Guardano anche me" e prosegue, non curante.
Mi adagia sul sellino della sua splendida Honda tutta rossa e mi lancia un casco. Grande delicatezza il ragazzo.
"Reggiti!" mi grida; la sua voce sovrastata dal rombo del motore. Immediatamente partiamo sgommando per le strade di Liverpool.
L'aria fredda mi fende il viso e mi stringo istintivamete ancora più forte al mio soccorritore. Certo che guida prorpio come un pazzo (vedi da chi arriva la predica...), infatti non impieghiamo più di una decina di minuti ad arrivare al Pronto Soccorso. Accidenti, ora che ci penso sono proprio un'idiota per cadere come una mela marcia e slogarmi quella benedetta caviglia,che ora pulsa terribilmente. Mi metterei a ridere, ma sono costretta a scendere dopo un parcheggio alla bell'e meglio sopra il marciapiede. Lui mi aiuta a scendere, ma quando minaccia di issarmi di nuovo sulle braccia glielo impedisco orgogliosa.
"No, no. Ce la faccio da sola!". Lui alza gli occhi al cielo, scherzosamente. Sto iniziando a seccarmi. Sto perdendo tantissimo tempo con un perfetto sconosciuto, non riesco quasi a camminare, il mio cellulare è chissà dove nel mio palazzo , non posso tornare a casa prima delle due e mezza di pomeriggio (ora in cui le mie compari tornano dalle varie occupazioni) e stasera ho anche il turno dalle 8.30 alle 23.30 al pub. Bene!
Appena entriamo in quel trionfo di banalità utilizzato per dare il primo soccorso agli infortunati,il ragazzo si toglie finalmente gli occhiali, dandomi la possibilità di guardarlo in faccia. Il suo viso è tempestato di lentiggini che fanno risaltare i suoi dolci lineamenti da bambino e i grandi e i teneri occhioni color cioccolato. Carino. Molto carino. Davero tanto tanto tanto carino. Okay...a dirla tutta è davvero un amore, credo potrei rimanere imbambolata a guardarlo per ore, con quel sorriso poi...
Ammetto che, da parte mia, l'attrazione fisica c'è, eccome se c'è. Stavo giusto studiando il suo super fisico, quando mi accorgo che sogghigna senza ritegno. Nooo, che figura di m****!
"Che ridi?!" dico stizzita, imponendomi immediatamente dopo un attimo di smarrimento. Lui si riscuote all'improvviso, ma torna indolente a ridacchiare.
"Eh? Oh, no non è per te. E' solo che stavo pens...INFERMIERAAAAAAAA!" grida all'improvviso trapanandomi un orecchio e, per di più, senza finire la frase.
"Vorrei evitare la sordità, grazie, la caviglia è già abbastanza fastidiosa!".
Lui nemmeno mi ascolta, rapito da un insulso discorso con l'infermiera. Non mi ero accorta che si era avvicinata XD!
La donna ci dice di seguirla, e ci porta in una saletta per le visite mediche spoglia e spartanamente arredata, con affissi qua e là alle pareti i vari attestati e diplomi. Il ragazzo mi adagia sul lettino e mi fa:
"Ecco qua, lagnona!". Poi sorride, facendomi sciogliere. "...il dottore arriverà tra poco, ma io devo proprio scappare, scusami!"
"Aspetta! Come posso ringraziarti?"
"Chiamami!"
"Ma come faccio se non so nemmeno come...TORNA QUI!!" le mie parole si perdono nel corridoio desolato.
Il biondino gentile è già sparito senza lasciarmi una sola traccia.
 
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CAT_IMG Posted on 14/1/2009, 18:53P_QUOTE
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Status: Offline: ultima azione eseguita il 22/11/2009, 11:09


bellissimooo
fa tanto sophie kinsella :wub: genere che io adoro ;)
continua!
 
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CAT_IMG Posted on 15/1/2009, 14:00P_QUOTE
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Status: Offline: ultima azione eseguita il 8/9/2009, 17:12


Ti scrivo la cosa che ho pensato appena ho finito di leggere..

WOW!

è un pò riduttivo ma credo che renda xD
 
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CAT_IMG Posted on 15/1/2009, 17:48P_QUOTE

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Status: Offline: ultima azione eseguita il 13/9/2009, 13:57


Grazie <3
Ora posto il terzo chap e vado a ripassare inglese per domani...sigh...*si butta a terra disperata*...


CAPITOLO 3
CHIACCHIERE TRA AMICI


L'ortopedico mi ha tranquillizzata, assicurando che non è nulla di grave, ma è preferibile trattare la caviglia con una pomata, evitare di affaticarla troppo e, i primi giorni, tenerla fasciata almeno quando sono a casa. Finita la visita, mi congedo ed approfitto del telefono del Pronto Soccorso per chiamare Vanessa. Chissà che razza di storia si sarà inventata sulla mia provvisoria sparizione!
Qualche squillo più tardi mi risponde, parlando a raffica e senza lasciarmi il tempo di aprire bocca:
"Ariiii! Ma dove sei? E' tutto il giorno che ti cerchiamo! Abbiamo visto la tua roba sparsa sul pianerottolo...SEI STATA RAPITA, NON E' VERO? OH MIO DIO, QUANTO E' IL RISCATTO?? Eléééé, chiama la poliz...". Ecco qua la storia più strampalata che abbia mai sentito, Vane non delude mai su queste cose -_-
"Ssst! Chiudi quel beccaccio, sono al Pronto Soccors..."
"ODDIOOOOO!! LO SAPEVO, LO SAPEEVO!! Che hai? Ti hanno investita?? Dimmi chi è stato!! Hai già sporto denuncia, vero?!?". A volte penso proprio che sia completamente suonata. E ho il presentimento di pensare bene.
"Macchè investita e denuncia!!! Datti una ragolata, sei da ricovero, amica mia. Mi sono solo slogata una caviglia..."
"Oh, nooo...RIMARRAI INVALIDA A VITAAA..."
"Qui l'unica invalida sarai TU se non mi fai finire, CHIAROOO?!?!" , Silenzio totale. Evvai!, il tono da sergente dei Marines funziona sempre eh eh eh... "...Mi sono solo scontrata, A PIEDI, con un tipo e quegli stupidi tacchi mi hanno fatta inciampare , il resto si spiega da solo...".
"NOCHENONSISPIEGANONSISPIEGAPERNIENTE!!!". ù
Dimenticavo che questa storia è troppo complicata per una con un cervello delle dimensioni di una cimice...
"Impedita!, vienimi a prendere e ti racconto!". E così dicendo, le riattacco il telefono sul muso, peccato che alla mia sfuriata abbia assistito l'intero Pronto Soccorso...

"Ah! Casa, dolce, casa!!!" sospiro abbandonandomi sul morbido sofà fucsia a stampe hippies...(ci hanno lasciate da sole a Londra, a Portobello, ed ecco il risultato...!).
"Comment ça va, Arianna?" s'intromette Eléonore, venendoci incontro appena entrate dalla porta d'ingresso azzurra(l'ho detto che da sole non ci possono lasciare...).
"Pas mal, Eléonore, pas mal..." le rispondo in francese (me lo sta insegnando!!!!) e ammicco a Vanessa, che evidentemente non coglie il messaggio della mia occhiataccia e scoppia a ridere senza ritegno.
"Preparati a morireeeee, indegna della mia amicizia!!" grido lanciandole un cuscino gigante sul grugno.
"Aaaah, e così vuoi la guerra, eh? L'avrai!". Io e la mia psyco friend intraprendiamo una lotta all'ultimo sangue, armate fino ai denti di cuscini giganti. Eléonore sta per separarci -come sempre!- , quando squilla il citofono. Io e Vane ci blocchiamo di botto, con i cuscini a mezz'aria -tipo una scena di Matrix! XD!-, e fingiamo di essere moooolto occupate -fischiettiamo pietosamente in giro- e così la mitica coinquilina è costretta ad ALZARSI -impensabile fatica- e rispondere.
""Si, chi è?". Quando sento la voce che risponde rischio un ictus. Ma sicuramente mi sto sbagliando, NON PUO' essere lui.
"Ehm...Sto cercando una ragzza con i capelli mossi, gli occhi azzurri...Credo si chiami Arian..."
"Ariii, il est pour toi!" dice maliziosa strizzandomi l'occhio. Spero che abbia solo un tic nervoso, non che si riferisca a ...
Quando parla in francese Elé è sempre pericolosa. Mi alzo a fatica e vado a rispondere, zoppicando. (Che pietosa visione che sono!)
"Chi.."
"Sono lo sbruffone di stamattina!" esclama ridendo il biondino. E' proprio lui. Ma che vuole ancora?
"Ah! Ehm, cioè..Come mai qui?..." aspetta un attimino..."...Ehi, come sai dove..."
"Dove abiti?! Hai dimenticato il tesserino della biblioteca sul sellino della mia moto e lì ci sono tutti i tuoi dati...". La tessera? Ma se la borsa era aperta per le scale di casa mia...Oops, chissà da quanto tempo quella tessera riposava nel fondo delle mie tasche...Ah, la mia sbadataggine...
"...Oh, beh, sali allora...Ultimo piano!" ...e ascensore rotto!

"Ciao!" spira il ragazzo (e ci credo, sei piani a piedi...), porgendomi il tesserino. Vanessa, dopo avermi raggiunta sulla soglia, lo scruta da capo a piedi - e non vi dico su quale punto si sofferma...XD- e mi sussurra maliziosa, ammicando al biondino:
"Ora capisco perchè sei finita al Pronto Soccorso, altro che caviglia...". Fingo di non sentire, ma non le risparmio una delle mie occhiate fulminanti. E torno a rivolgermi al ragzzo.
"Ciao...e grazie!" . Vanessa avanza, facendo segno di farmi da parte, e si presenta:
"Ciaooo! Io sono Vanessa, una carisssima amica di Arianna...eheh...Vuoi entrare un attimo?" . Nella mia vita? Ah, no in casa. XD!
"Oh, ehm...Io sono Fernando...Non sapevo avessi una coinquilina..." mi dice un po' smarrito. Eh bello mio, ancora non hai visto niente.
"DUE coinquiline!" puntualizza all'istante Eléonore, gridando dalla cucina. Poi si affaccia per vedere meglio la scena (ma quanto si divertono quelle due a mettermi in imbarazzo...), e strabuzza gli occhi, paralizzata. Comunica qualcosa con il labiale a Vane, che squadra più da vicino Fernando e manda gli occhi fuori dalle orbite. Io scuoto la testa, sconsolata. Si può essere più dementi di quelle due? Ma cosa c'è, un'epidemia d'infarti? Ho capito che il ragazzo è carino, ma queste qua ci manca poco che me le ritrovo svenute sul pavimento!!!
"A dire il vero non posso, sono un po' di fretta..." . Il sorriso radioso di Fernando mi riscuote "Ehm...Ho trovato anche questo per le scale, credo che sia tuo..." e mi allunga il mio adorato Nokia 5200. Porca miseria, l'avevo completamente dimenticato! Certo però, le ragazze potevano pure raccoglierlo...
Però, che intuito Fernando a PENSARE che sia mio. Attaccato al cello c'è un ciondolo con scritto ARIANNA a caratteri cubitali...XD!
"GRAZIE!" grida Vanessa al mio posto , che nel frattempo si è ripresa dallo schock inspiegabile. Io la ributto in salotto, guardandola male e poi sorrido a Fernando:
"Grazie mille, sei stato gentilissimo. Ci vediamo, magari, okay?"
"Fantastico! Allora vado...Salutami le tue amiche!" e sparisce giù per le rampe.
Immediatamente si leva una voce dal divano.
"E tu ringrazia tua madre da parte nostra...!!!". E chi sarà mai? Vanessa, ovviamente. Richiudo velocemente la porta, sperando che lui non abbia sentito.
"Ma sei scema? E se ti sente?!?!" sbraito. Per tutta risposta, quell'inetta si sganascia dalle risate e dice, lanciandomi un occhiata molto eloquente, ma non per me:
"Chissà quante fan glielo dicono...". Fan? Ma che sta farneticando quell'oca?? Io non la degno nemmeno di una risposta e dò ascolto al mio pancino brontolante.
"HO FAMEEEE! Elé che c'è di buono?"
"Non cambiare discorso, mademoiselle" esclama spuntando sull'uscio della stanza.
"Infatti!" rincara Vanessa "...qual'è il suo numero di cellulare?" chiede avida.
"Suo di chi???"
"Di Fernando,e di chi sennò!!" strilla spazientita, come stesse parlando ad una perfetta idiota. Io mi butto sul divano accanto a lei, Elé prende posto sul bracciolo. Sono circondata dai nemici.
"E io che ne so!"
"E allora cos'è quella cosa che ha scritto sulla tessera della biblioteca, un messagio cifrato??" scherza Eléonore sventolandomi il foglietto davanti al naso.
"...Che...??". Le strappo il foglio di mano per controllare.
OH
MY
DOG!!!!
Ha DAVVERO scritto il suo numero di cellulare sul mio tesserino!!!!!
"PER TUTTI I CIUFOLI!!!". (Ciufolo= parola insensata che può stare per "cacchio", "cavolo", ecc.)
"Beata innocenza..." ridacchia Vanessa, spaparanzata tra i cuscini. Ho una mezza intenzione di saltare di gioia sul divano come un macaco impazzito, ma quella sciocchissima caviglia me lo impedisce.
"...Almeno sai chi è lui, vero?" chiede speranzosa Eléonore. Io aggrotto le sopracciglia. Che altro mi è sfuggito?
"Ehm...Fernando?..." rispondo stranita.
"...e che lavoro fa?" continua piano, con il tono che si usa con un bimbetto che deve imparare le tabelline.
"Veramente, non me lo ha detto...". Eléonore diventa paonazza e temo possa esplodere da un momento all'altro.
"COOOSA?? NON L'HAI RICONOSCIUTO?!?!"
"Beata innoc..." ritenta sorniona Vanessa.
"ZITTA!!!" la blocca all'istante la francese, e torna a sfuriare con me "Quel ragazzo è FERNANDO TORRES!!!!"
"Chi è???"
"OMMIDDIO!!! MA CHE MANGI A COLAZIONE, PANE E SBADATAGGINE??" ruggisce Vane, affernadomi per le spalle e sbatacchiandomi con violenza, "E' l'attaccante del Liverpool, solo tu in tutta l'Inghilterra puoi non conoscerlo!!!"
"Ah, parliamo di calcio..." dico inebetita. Aspetta un secondo...REWIND!!!
"FERNANDO E' UN CALCIATORE???".
Elé si batte una mano sulla fronte ed entrambe mi guardano avvilite, scotendo la testa. Mentre stanno per riaprire bocca (probabilmente per colmare le mie lacune calcistiche), suona il campanello. Vanessa mi fa l'occhiolino; probabilmente è convinta che sia di nuovo LUI.
Elé si alza e va ad aprire, aspettandosi Gerrard. Rimane delusa nel vedere liscie ciocche rosse incorniciare il volto quadrato e dai lineamenti marcati di Mary Ann, la miglior "signora del piano di sotto" che esista al mondo.
La donna si alza in tutta la sua (scarsa) statura e bofonchia un saluto generale.
"Ehilà! Cosìè quella faccia incantata, Arianna?". Mi si avvicina, prendendomi la testa fra le mani e ripete, quasi schifata:
"...Accidenti che faccia...E chiudi quella mascella, che ti entrano le mosche in bocca!". Anche se , a volte, non capisco esattamente quello che dice Mary Ann siccome parla solo inglese, colgo al volo la sua "simpatica" osservazione. Mi disincanto, tornando alla realtà -se così possiamo chiamarla-, dove IO ho il numero di un calciatore famoso, il primo che mi piace, che ho conosciuto in seguito ad una "Serie di Sfortunati Eventi" degni di Paperino...
Bontà Divina!!!
"Ariannaaa... Torna tra noi! Si può sapere che ti è successo" ripete Mary Ann, agitandomi la mano di fronte al viso. Vanessa attacca di nuovo a ridere, battendo i pugni per terra.Suppongo che Mary Ann stia iniziando a pensare di fare uno squillo all'ospedale psichiatrico, povera.
"State bene?"
"Io no!" dico riprendendomi all'improvviso "Guarda qua, ho la caviglia blu!!"
"Ah, ti sei riesumata!!!". Eléonore, che per tutto questo lasso di tempo ha vagato muta per casa, torna la ragazza pratica e misurata che tutti conosciamo e si decide a narrare le mie antiche gesta alla sempre più sconcertata Mary Ann...
"Arianna ha il numero di Fernando Torres."
"Eeeh?!"
"E' un calciatore." M'intrometto, sfoggiando la mia sapienza in campo. ;-)!!!
"Lo so". Dice con la bocca impastata, senza perdersi una sola parola del riassunto di Elé. Uffa, nessuno mi ascoltaaaa!
Alla fine del racconto Mary Ann ha la bocca completamente spalancata: è il momento giusto per mettere in atto la mia vendetta sanguinaria. Sorridendo compiaciuta della mia crudeltà, le dico:
"Mary Ann! E chiudi quella mascella, che ti entrano le mosche in bocca!!!"
...Mwaaaah!!!

"Tu ti rendi conto della situazione, vero???" esclama Mary Ann, masticando un pezzo di pizza margherita appena recapitata dal garzone della pizzeria qui vicino. Peccato che qui in Inghilterra la pizza non siabuona come in Italia, ma che possiamo farci...c'est la vie!
Io la guardo. Anche io ho appena appreso la notizia, sono ancora troppo rintronata per spiegarla ad altri. Così alzo le spalle e torno a concentrarmi sulla mia pizza. Scende un insolito silenzio, rotto solo dall'orologio a forma di gatto che ticchetta imperterrito, distraendoci dal pensiero di quell'assurda fortuna-sfortuna che ho avuto.
Forse stiamo esagerando con questa storia.
"Strano pranzare alle 4 di pomeriggio..." dico, tanto per avviare una conversazione.
"Strano?! E, secondo te, quello che ti è capitato oggi è nel giro di due ore scarse è assolutamente lineare?!?!" dice melodrammatica Elé.
"Assurdo. Semplicemente assurdo". Mary Ann fissa il vuoto, ripetendo la frase più e più volte, (ammetto che comincia a spaventarmi),
"io venero quel ragazzo da quando è entrato nel Liverpool" -Mary Ann è una Reds nel cuore, se ancora non l'avete capito-" e TU, proprio TU che fino alle 8 di stamattina non sapevi neppure che esistesse, TU hai il uo numero di telefono e addirittura progetti di uscirci. Assurdo". Ora sto seriamente perdendo la poca pazienza che ho. Non le sopporto quando drammatizzano per cose così.
"STOP!!! Smettetela, mi state dando sui nervi!!!", anche se sclero in italiano, Mary Ann si zittisce.
Basta, mi hanno seccato, me ne vado sul divano a vedere un po' di TV.
Cavolo!, domani devo andare all'Accademia. Non ne ho per niente voglia, preferirei farmi mettere sotto da un camion, piuttosto che scavarmi la fossa da sola e rinchiudermi là dentro domani. Non che non mi piaccia l'Accademia, ma domani mattina c'è quella sottospecie di essere umano che ci fa lezione di storia della'arte, Mrs.Dorothy Norton -anche se non sicura che sia una donna XP!-; che, come molti sanno già, farebbe di tutto per bocciarmi. Delle volte penso l'abbiano mandata i Servizi Segreti Britannici per eliminarmi.
Sì, è sicuramente così.
"Bleah, che schifo di programmi che ci sono alle cinque!!!" setenzio da sola, girando su tutti i canali esistenti. Forse gli inglesi a quest'ora pensano solo al loro tè. Io sono una fan sfegatata del tè caldo al limone ma alle 4 del pomeriggio, solo a quell'ora. E pretendo che 24 ore su 24 ci siano programmi decenti in Tv, oh!
Un'altro po' delle mie assurde manie.
"Lo chiamerai, vero?" dice Vanessa interrompendo le mie serie riflessioni.
Si siede vicino a me e si finge disinteressata, ma so perfettamente che sta morendo dalla voglia di sapere cosa risponderò.
"Non lo so". Mary Ann ed Eléonore sono rimaste in cucina, credo stiano discutendo dei loro Reds, tanto per cambiare.
"Uffaaaa! Tu lo DEVI chiamare!!!" riprende Vanessa, mentre cerco di capire qualcosa del telegiornale -con scarsi risultati-.
"Nooo!"
"Si!"
"NO!"
"Ma perchèè?? Non dirmi che non ti piace perchè non ci credo nemmeno se lo vedo...".
"Rompiscatole che non sei altro..."
"Bacchettona!"
"Bacchettona a chi?!! Oca petulante!!"
"Grr...Lagnosa!"
"Seccante!"
"Argh, mi hai rotto, okay?! Ora lo chiami!!!"
"Mi spieghi cosa non ti è chiaro della parola: N-O?!?!".
Vane nemmeno mi ridponde, si alza fulmineamente e corre in camera mia: VUOLE IL MIO TELEFONOOO!
Se crede di fregarmi, si sbaglia di grosso; scavalco il divano e la butto a terra con una spallata:
"Tièèè!!Mwah mwah...ODDIOOO!" grido, scontrandomi con la parete fucsia. Ahia, il naso!!!!
"Ahahahahahah!", Vane riacquista terreno e afferra il Nokia, dirigendosi in soggiorno per prendere il tesserino con il numero di Fernando. Mi rialzo, tastandomi il naso dolorante, e riprendo la corsa. Trovo Vane che armeggia con i tasti del mio cello.
"FERMAAAAAA!", le salto addosso, strappadolglielo di mano. Lei cade sul sofà, a testa in giù; ma torna in piedi e in un secondo sta tirando il cello dalla sua parte.
Inizia una battaglia cruenta per il possesso del mio cellulare.
"MOLLAAAAAAAALO!!"
"No, mollalo tuuu!"
"Aaaah, ti detesto!!!"
"Anche io!!". Ci fermiamo un attimo per riprendere fiato. Poi mi balena in mente una cosa:
"SONO QUASI LE 6, DEVO CORRERE AL PUB!!!!"strillo sbattendomi la mano sulla fronte.
Lei allenta la presa e ne approfitto per riafferrare il telefonino:
"AHA, PRESOOO!"
"Non finisce qui, sappilo!" urla Vanessa con gli occhi fiammeggianti. Poi si impossessa del telecomando e comincia il suo temuto zapping, ipnotizzata da un cioccinissimo chef in una gara culinaria. Che scena penosa!
"Ti tengo d'occhio, cow-girl!", le dico, facendo il gesto del "ti tengo d'occhio!", senza ottenere risposta.
Mi hanno contagiata, sto diventando più fusa di loro. XD!
Volo in camera, afferro un paio di jeans a sigaretta ed una T-shirt lilla con un bel teschio sul davanti (W i pirati!), rinnovo il mio trucco leggero e afferro il biglietto del bus e la mia tracolla storica. Mi lancio fuori dalla porta a velocità stratosferica , dimenticandomi della mia caviglia. Come si poteva prevedere senza essere la tipa dei piccioni di stamane , cado rovinosamente per le scale -inizio a credere che abbiano un influsso negativo su di me-,
"AAAAAAAAAAAAAAHIA!!". La caviglia ha assunto un colore violaceo dopo questa caduta e la massaggio, sedendomi a gambe incrociate sul pianerottolo del quinto piano.
Ahi, ahi, fa maleee!
Eléonore e Mary Ann -che fino ad ora non si sono accorte del caos che abbiamo seminato io e Vane!- si affacciano alla porta, sentendo il mio urlo agghiacciante.
"Male, eh?" dicono, ridendo per scherno.
"Quanto vi voglio bene!!!" grido agitando il pugno verso di loro. Loro nemmeno mi stanno a sentire e spariscono dietro la porta azzurra, ridendo. Grazie dell'aiuto!!!
Lentamente mi rialzo e zoppico per le rampe...di questo passo, le ragazze mi spediranno in un'ospizio per il mio compleanno.
Sigh!

Le mie psyco friends staranno tentando di farsi il lavaggio del cervello davnti a qualche stupido quiz televisivo, tutte quelle novità fanno male alla loro debole mente deteriorata. (Mwah, mwah, mwah...come sono cattiva!XD!)
Ora mi trovo sull'autobus, con l'iPod (mio adorato!) nelle orecchie, spiaccicata tra una marea di gente frettolosa. Adesso so cosa provano le sardine, e anche l'odore putrefatto che sentono, visto quello che emana il tipo grassoccio e unto che mi sta vicino, bleah!
Finalmente sono un po' da sola -in senso figurato!!-, e posso riordinare la mia mente. Fuori c'è una leggera nebbiolina, la città scorre veloce sotto i miei occhi. Il sole sta tramontando dietro a nuvolette plumbee; forse domani pioverà.
Ascolto "Hot" di Avril Lavigne, che mi sembra abbastanza adatta alla situazione, anche se non so il perchè.
Forse Vanessa ha ragione. Forse dovrei richiamarlo,...o forse no. Inizia a scendere una leggera pioggierellina, che si fa strada, silenziosa, per il cielo ormai scuro.
Il fatto è che lo voglio rivedere, ma non mi va di fare la figura di quella che pende dalle sue labbra. Uhm...potrebbe anche richiamarmi lui. Naaa, impossibile. Magari si è già dimenticato di me. Questo pensiero mi fa stringere il cuore.
Avril mi ha scocciato, cambio canzone: hateful (odioso), dei Clash. Odioso mi sembra la parola adatta per descrivere quello che mi frulla in testa; che va via via peggiorando.
Fernando avrà capito che l'ho riconosciuto?
Forse era per questo che rideva, al Pronto Soccorso, perchè non avevo capito chi è. Uffa, mi scoppia la testa. Poi, mi rimbombano in mente le parole le strane parole della ancor più strana signora di questa mattina, quella che mi ha voluto leggere la mano. "Sono in arrivo grandi novità per te, da questa mattina...il Destino ha deciso di aitarti...".
Già, ma come vorrebbe aiutarmi questo Destino?
Sono arrivata, questa è la mia fermata. La mia mente dimentica finalmente tutti i problemi, anche se solo per poco. Mi disincastro da quella matassa di persone, scivolando verso le porte scorrevoli. Appena scendo, l'aria fredda e pungente mi accoglie. Le vie sono illuminate dalle insegne dei negozi, c'è ancora un po' di gente per strada.
Imbocco un vialetto e sbuco in una minuscola piazzetta con qualche aiuola, dietro una quercia vedo l'insegna del Baltic Fleet . Ho appuntamento là davanti con Dan. Dan lavora con me al Baltic Fleet, l'ho conosciuto appena due mesi fa, ma siano diventati subito amici. Ha un carattere compresivo e dolce, è un tipo pratico e brillante e credo che riesca a leggere nell'anima delle persone con i suoi rari occhi viola.
Mi siedo su di una panchina, lo aspetterò per qualche altro minuto anche se sono in ritardo. Il freddo mi penetra nelle ossa, e sono costretta a cingermi il viso ancora di più con la mia mega-sciarpona viola. Ora sono prorpio sola, Dan non si vede ancora. Finalmente, dopo qualche minuto di attesa solitaria, appare una figura alta e slanciata dal fondo dell'isolato.
"Ciao Arianna!" esclama Dan, agitando la mano in segno di saluto.
"Dan, finalmente! Entriamo, siamo in super ritardo, tanto per cambiare".
Spalanchiamo contemporaneamente la porta massiccia del pub: il locale si comincia a riempire, i ragazzi sono molto indaffarati.
Chissà quale strigliata dovremo beccarci...
"Finalmente!" ...ora avrò modo di scoprirlo. "Siete in ritardo, ragazzi." dice Jack, il mio capo, lanciandomi al volo il grembiule nero.
Lo lego attorno alla vita ed inizio a servire ai tavoli. Dan mi imita e si mette al lavoro, dietro il bancone del bar.
Di Jack non vi ancora parlato, vero? Beh, il suo aspetto burbero e l' altezza spaventosa ingannano, molti credono sia una persona chiusa e severa, ma in realtà -per fortuna!- è un tipo stralunato e dal cuore d'oro che fa battute divertenti (e credo sia anche un po' matto); gli voglio molto bene, perchè è stato uno dei primi ad avermi aiutato appena arrivata qui a Liverpool.
Qui al pub c'è anche Lucinda, la cassiera paranoica. Non andiamo molto d'accordo, ma lei è così passiva che delle volte non fa notare nemmeno la sua presenza e prosegue tutto liscio come l'olio. Le basta un pacchetto di sigarette, e non dice una parola, fino a che non le finisce ed è costretta a parlare per mandare qualcuno a comprargliene un altro. Qui al Baltic Fleet siamo tutti dell'opinione che dovrebbe smettere di fumare se vuole arrivare ai 54 anni, ma lei è sorda a qualunque consiglio.
...Accidenti, oggi c'è un sacco di gente e parecchi bambini. Ai bambini non piace per nulla Lucinda, che in effetti somiglia un po' ad una strega con quella sua pelle squamata, i capelli arruffati e il viso rugoso (ihihih, povera!).
Nel locale c'è un piacevole tepore, si sentono provenire dai tavoli rumori di stoviglie e un fitto chiacchiericcio. Lo schermo TV al centro della sala trasmette una partita: Liverpool-Manchester UTD. Sto portando due birre al tavolo 7, quando lo poso mi volto verso lo schermo.Il cronista parla a raffica:
"...Torres scarta l'avversario e ...GOAL!!!!!".
In quel momento esatto inquadrano Fernando e il mio cuore fa un tuffo. Mi cadono le birre per lo stupore. Rimango a guardarlo, con gli occhi sgranati e le labbra semiaperte. Ma quanto sono scema, è ovvio che sia in TV, lui fa il calciatore!
Evidentemente quella specie di gomma masticata che ho in testa ancora non ha ancora fissato bene la cosa.
"Diamine, Arianna! Ma che hai oggi?" solo la voce incrinata di Jack mi riporta a terra, facendomi accorgere del pasticcio che ho combinato:
"Accidenti! Scusami, Jack, mi sono distratta. Pulisco subito" . Lui mi fa un cenno di scuse accettate con il capo e corro -per quanto mi è possibile- nello sgabuzzino a prendere scopa e paletta.
"Siamo sulle nuvole, eh, piccola?". E' la voce di Dan.
"Un po'". Lui è stupito e mi blocca per la spalla prima che torni in sala a pulire.
"Ehi, ma che hai? In genere parli di continuo e spari battute a ripetizione, oggi sei troppo silenziosa per i TUOI gusti, Non me la conti giusta tu." e fa di no con l'indice davanti ai miei occhi.
"Parliamo dopo, eh?Ciao!" e lo liquido così, tornando ai vetri rotti. Dannazione, quanto sono imbranata...mi tocca anche pulire la birra caduta per terra, sembro Cenerentola! Finalmente il locale inizia a vuotarsi, e mi posso concedere un caffè. Dan me lo prepara ed io lo bevo avidamente, senza che ci scambiamo una sola parola. Ad un tratto lui scoppia a ridere. E' il mio destino, sono circondata da pazzi.
"Che hai da ridere?". E basta adesso, troppe persone hanno riso di me oggi! Datevi un contegno, miseriaccia.
"Sei buffa".Gli faccio la linguaccia e poi scoppio a ridere anche io.
"Quanto siamo scemi..."
"Parla per te, signorina"
"Ah, è così..." e gli lancio sul muso il mio grembiule, facendo l'offesa. Ridiamo di nuovo. Solo Dan è capace di tirarmi su di morale.


Sono le 22.30, il mio turno è finito. Prendo le mie cose e saluto tutti.
"A giovedì, ragazzi!". Non vedo l'ora di fare la nanna, sono stanca morta!
"Aspetta!" Dan si catapulta fuori dal pub "Ti accompagno a casa". Accetto, in fondo non ho motivo di fare la scostante con lui. Camminiamo nelle fredda e nebbiosa sera fino alla sua macchina, una smart tutta colorata.
"Iiiih, ma è stupenda!!!!"
"Ah, dici la smart! Credevo ti stessi trasformando in cavallo, con quel nitrito..."
"Ah-ah-ah-che-ridere" dico con l'espressione indifferente. Apriamo le portiere e ci lanciamo dentro al macchina.
"Aaah, caldo!!! Amato calore!". Dan scuote la testa, impietosito dalla mia follia.
"Allora, mi vuoi dire che hai oggi?"
"Nada, amigo"
"Seee...Racconta, è un ordine!"
"Mai!"
"Allora darò l'ordine di farti decapitare..."
"E io non ti parlerò mai più...Maaai piùùùù...piùùù...".
"Tanto ti ho già fatto decapitare..."
"Uhm...Non ci avevo pensato!"
"Perchè, tu pensi?!"
"Stupido!"
"Grazie!"
"Ehi, ricorda che per farti un complimento ci sarò sempre..."
"Che mondo sarebbe senza di te..."
"Se, senza nutella, al limite..."
"La nutella è morta"
"Ma che dici?"
"Sparerò cavolate del tuo calibro finchè non mi spiegherai che è successo oggi"
"Ah, bravo...Peccato che siamo già arrivati, ciao!". Mettendo la parola fine a questo surreale dialogo salto giù dall'auto ed apro il portone di casa.
Mi volto e saluto per l'ultima volta Dan.

"Ah, finalmente, casa, dolce, casa!!!" sospiro entrando in soggiorno. Eléonore e Vanessa sono ipnotizzate davanti alla TV, come immaginavo.
"Ciao, eh!". Niente. Le ragazze sono completamente fuori. Auguro loro la buona notte -anche se so che non sentono nulla- e me ne vado in camera mia, finalmente. Finalmente riesco a mettermi a letto con il mio pigiamone con i gattini, abbracciata al cuscino. Pulisco la mia mente e la preparo a sognare, finalmente.
Buona notte!
 
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CAT_IMG Posted on 15/1/2009, 18:05P_QUOTE
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Oddio tu e le tue amiche siete proprio fuori :lol:
Cmq mi piace un sacco il tuo modo di scrivere..sei davvero brava! :wub:

E cmq lo devi chiamare :P
 
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CAT_IMG Posted on 15/1/2009, 21:10P_QUOTE
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:lol: madò stupendoo :lol:
mi hai fatto tornare il buonumore ^_^
 
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CAT_IMG Posted on 20/1/2009, 17:40P_QUOTE

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CAPITOLO 4
INCUBI E SOGNI


Strano e martellante rumore in lontananza. Il rumore si fa più vicino. Sono passettini, si sente lo sbattere di una paio d'ali. Riesco a distinguere una traballante figura grigia alta quanto un canetro di basket, piano piano si fa strada verso di me. Si volta e mi lancia un'agghiacciante occhiata con occhi piccoli e iniettati di sangue.
Un acuto becco inizia ad inseguirmi:
"AAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAA, UN PICCIONE GIGANTE!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! LONTANO, MOSTRO!! NON SONO UN VERME, NON MANGIARMI! NOOOOOO!". Il crudele volatile è chino verso di me, tra poco sarò la sua colazione. Non voglio morire!!!!
Improvvisamente, il buio e un dolore alla tempia. Addio, mondo crudeleee!
"Che ti gridi, scema! C'è gente che ha bisogno di dormire!". Il piccione...PARLA?! E con la voce di Vanessa???
Mi alzo di scatto dal letto. Fiùùù, era solo un sogno!
Vanessa mi ha tirato in testa una ciabatta:
"Ahio!". Lei scoppia a ridere senza freni. "Non si ride delle disgrazie altrui, maleducata che non sei altro! Buon giorno, comunque, eh!".
Lei sta per rispondere qualcosa, quando irrompe in camera Eléonore, brandendo una padella :
"Dov'è il piccione??? DOV'E', DITEMELO, CHE LO SQUARTO COME UN GAMBERETTO!!".
Io mi massaggio la testa e non rispondo. Vane diventa tutta rossa ed esplode in un'altra risata infinita:
"Ahahahah, che suonate!!!! Ahahahahahahahahahahah...Una sogna i piccioni assassini e l'altra imita Terminator...Ahahahahah..." .
Io le faccio il verso da dietro e mi butto di testa nel cuscino: sonnoooooooooo...taaaanto sonnooooo...
Elé stringe gli occhi e si allontana indignata:
"Controllati, quando sogni! Qui ci sono persone che la notte hanno sonno!". Notte?? Sono le sette di mattina...
Io finalmente torno sul pianeta Terra e ribatto, tra uno sbadiglio e l'altro:
"Senti chi parla! Sono IO, quella che ieri sembrava finita sotto un tir, non tu!! E poi almeno oggi vi ho fatte svegliare presto...".
Vanessa l'abbiamo completamente persa, ride ad ogni nostra parola sempre di più e si gonfia come un pallone. Eléonore sbuffa:
"...Grr, io me ne vado a fare colazione!!!"
"Spero che un Coco Pops ti otturi una narice e tu esplodaaaaaa!!" le strillo. La mattina sono un tantinello irascibile, soprattutto se svegliata, dopo un tremendo incubo, con una ciabatta sulla capoccia e un paio di paroline dolci...!
"Chiudi la fogna, zombie!! E poi io non mangio quella porcheria di cereali...". Come si azzarda a definire una "porcheria" i sommi Coco Pops?!?! Pagherà caro il suo affronto:
"Tò, beccati questooo!" e le tiro un cuscino appresso. Un tonfo. Aha, presa in pieno!
Vanessa continua a contorcesi per le risa sul pavimento della mia stanza, ha perso l'uso della parola (magari!!).
Che razza di risveglio!
Dopo la colazione più surreale che abbia mai fatto (con tanto di battaglia dei cereali e relativo armistizio XD!),sono pronta, stranamente in tempo, per affrontare una nuova giornata. Indosso una sciarpona multicolore, una mini gonna di jeans a balze, decorata con spille con i teschietti (amorini miei!),dei guanti senza dita a strisce nere e fucsia e per finire, una maglia con scollo a "V" con una chitarra elettrica e stampe di rockers famosi. ROCK ON!!!!!
Afferro al tracolla e inizio a scendere uno alla volta i gradini, sperando di non incontrare nessuno. Non voglio immaginare che figura ci farei se qualcuno mi vedesse camminare così...Vai, le scale sono quasi finit...
"Ciao!" fa una voce dal portone. Ho parlato troppo presto. Scendo le ultime scale e mi trovo davanti l'ultima persona che avrei voluto mi vedesse in questo patetico frangente.
"Ciao Fernando!". Lui mi regala uno di quei suoi favolosi sorrisi, ripagandomi del pessimo risveglio, "che ci fai qui?". Non mi risponde,; con un gesto da prestigiatore tira fuori un mazzo di rose rosa e me lo porge, , sorridendo:
"Fiori per la nostra malatina!". Arrossisce leggermente ed io riesco a vedere ancora meglio le sue dolcissime lentiggini, poi borbotta imbarazzato:
"Ehm...la fioraia ha detto che nel linguaggio dei fiori significano amicizia...". Rischia di farmi sciogliere, se fa così. Rimango imbambolata a guardarlo...ARIANNA, SVEGLIAAA! Rispondi qualcosa di intelligente, per l'amor di Dio...
"Grazie!, non dovevi, però...Sono stupendi, grazie mille!" Ok, risposta discreta. Sorrido anche io e prendo i fiori. Sono bellissimi e hanno un profumo stupendo.
"Allora, come stai?"
"Molto meglio, grazie". Scende un imbarazzatissimo silenzio. Io abbasso lo sguardo e giocherello con un petalo di rosa.
Fernando si morde le labbra e fa girare lo sguardo , e, dopo un interminabile minuto, mi chiede:
"Dove vai?". Come dove vado?
"Eh?...Ah, sto andando all'Accademia".
"Ti accompagno". Evidentemente si tratta di un ordine, perchè senza che nemmeno gli dia una risposta sono già sulla sua Honda, con il casco sulla testa, pronta a partire. Oggi è una splendida giornata. C'è un sole luminosissimo e un'aria tersa e fresca che apre la mente.
"Non mi avevi detto che frequenti l'Accademia..." mi dice infilandosi il casco. Lo guardo. Non ce la faccio più, devo liberarmi del peso che non mi ha fatto dormire.
"Tu non mi hai detto che fai il calciatore e che sei anche famoso...". Lui sussulta per un attimo, uno solo, e poi dice, tranquillo:
"Tu non me l'hai chiesto...". Che? Come fa a rispondere in maniera così schietta ad un domanda simile...Ma no, carino, non te la cavi mica così, sai?
"Non mi avresti detto che sei famoso, vero?" abbasso involontariamente lo sguardo. Lui si ferma un attimo e si volta verso di me. I suoi occhi sono assenti ed un po' velati di nostalgia.
"Certo!, ma...dopo. Ho già sbagliato una volta rivelando immediatamente chi sono. Volevo che tu fossi amica "solo" di Fernando. Non di Fernando Torres".
Mi sta commuovendo, vorrei tanto sapere cosa pensa in questo momento. Sto per dirgli che io nemmeno l'avevo riconosciuto, ma mi precede:
"Sii sincera...anche se io non fossi Torres, l'attacante del Liverpool, tu...". Si ferma, capendo che non c'è bisogno di andare avanti per spiegarmi. Ci guardiamo negli occhi; riesco a specchiarmi in quei suoi occhi scuri, limpidi e sinceri come quelli di un bambino. Deve smetterla, sta dicendo troppe scemenze...
"Non provare nemmeno a pensare quello che vuoi intendere" ribatto decisa,stringendo in mano il mazzo di fiori "Io non ti conosco bene, ma ti assicuro che non sapevo neppure chi eri, quando ci siamo "scontrati"... Eppure mi sono fidata di te, l'ho capito dagli occhi che sei una persona sincera. Credevo che fossi tu quello che non voleva avere a che fare con me, che sono "solo" Arianna"...". Non ce l'ho fatta a sostenere il suo sguardo. Lui finalmente mi sorride di nuovo e mi abbraccia.
"Vieni qua, malatina mia!". Riesco a sentire il suo respiro, tutto il suo calore. Siamo così vicini... Chiudo gli occhi, voglio godermi questo abbraccio, anche se è solo da amici.
Ah, che cura miracolosa...
Quando ci stacchiamo, sembra che il tempo sia tornato a scorrere dopo essersi fermato, e noi due torniamo pimpanti e allegri, come sempre.
Arriviamo velocemente davanti al severo edificio dell'Accademia e sono costretta, purtroppo, a salutare Fernando. Starei tutto il giorno in motocicletta, pur di stare insieme a lui. Accidenti, mi sà che mi sono presa una cotta dalle dimensioni spaventose...
Fernando, prima di andare via definitivamente, mi saluta agitando al mano. Io rispondo al saluto, e lo seguo con lo sguardo fino a che non sparisce dietro l'angolo dell'isolato.
Anche oggi, per un motivo o per un altro, sono riuscita ad arrivare in ritardo e ad entrare per ultima in Accademia. Sarà questo famoso Destino, che posso farci!
Purtroppo non posso nemmeno cercare di arrivare in fretta per la caviglia, e sono costretta a camminare lentamente fino alla mia aula lungo i corridoi vuoti, con il mazzo di rose che spunta dalla tracolla.
Quando entro, salto all'indietro nel vedermi di fronte quel rifiuto tossico della prof Norton che mi scruta dai suoi occhialini orrendi. Ora che ci penso ha lo sguardo di un piccione...
"Damiani!, ti sei degnata di entrare...Siediti!" . La megera non mi da nemmeno il tempo di dare una spiegazione (le avrei detto: scusi prof, ma ero troppo impegnata a stare incollata come la glassa sui biscotti ad un figo pazzesco...XD!) e io filo al mio posto. Ci manca solo che 'sta strega mi da una nota di demerito da far firmare ai genitori..ma crede di essere in primo liceo?
Per tutte le tre nauseanti ore della Norton non seguo una sola parola di quello che dice, e scarabocchio indisturbata, fino a che la vecchia megera non si accorge della mia distrazione e mi sbatte fuori dall'aula:
"Damiani, per scarabocchiare c'è il corridoio!". Avevo ragione, crede di insegnare in primo liceo.
In fondo in corridoio si sta bene. Decido di prendermi un cappuccino al bar della scuola, altrimenti svengo. Bevo in fretta e mi siedo su uno sgabellino del bar, inizio a tormentare il bocciolo di una rosa. Guardo fuori dalla finestra le macchine che attraversano e le persone che camminano indisturbate in questa giornata stranamente soleggiata.
"Ti ha sbattuto fuori la Norton, eh?". E' Meg, la barista.
"Ciao Meg. Indovinato"
"Siamo penserose, oggi? Belle quelle rose...". Io non so come faccia a sapere tutto, questa donna. Meg è una sorta di gazzettino dell'accademia, sa sempre tutto di tutti, professori e alunni. Io non le rispondo, limitandomi ad un sorriso assente. La saluto e mi alzo dallo sgabello. Torno alla mia postazione dietro la porta dlela mia aula e attendo, scarabocchiando sul mio blocco qualche abbozzo di Liverpool.
Quando la professoressa mi concede l'onore di tornare in classe è passata una mezz'ora buona di solitudine in corridoio. Sto per addormentarmi dalla la noia, quando il mio vicino di banco mi da una gomitata che mi riscuote. Mi ritrovo con la faccia arcigna della prof davanti che mi scruta:
"Damiani, tu con chi sarai in coppia?". What? Alzo la testa dal banco e rispondo, assonnata:
"Eh?..." per non beccarmi un'altra strigliata,visto lo sguardo severo della megera, fingo di sapere l'ignoto argomento di cui mi sta chiedendo
" Oh, certo...Io sono con..." mi guardo in giro per la classe, cercando lo sguardo di qualcuno che voglia darmi una mano. Manco a pagare.
"Ehm...chi è rimasto?" dico sorridendo nervosamente.
"Sono rimasto io, professoressa Norton..." è una voce subdola e fastidiosa che ha parlato. Mi volto: oh, nooooo...Tutti, ma non luiiiii!!!
"Bene Damiani" sorride compiaciuta il prof (questa ci prova gusto a tormentarmi, l'ho detto!) "tu e Arnold farete insieme il progetto, così tutta la classe è divisa in coppie...Fantastico!". Sono indecisa se recidermi le vene per quel misto di antipatia e secchionaggine con cui devo lavorare, oppure se ascoltare la prof, tanto per sapere che dovrò fare...Opto per la seconda, avrò tempo per lamentarmi. La Norton ci ha appioppato una bel progetto, completo di ricerca approfondita, sull'arte greca classica...
"Ovviamente mi porterete, oltre al materiale che avrete ricercato, un esempio di scultura greca...fatto da voi; uno per ciascuno, s'intende...". Se, e magari con un modellino del Partenone...
"...apprezzerei anche se mi faceste un modello in scala di qualche edificio classico...E la voglio per giovedì, buona giornata!".
Santo cielo...Sprofondo la testa sul banco e cerco di non pensare alla faticaccia che dovrò fare, sigh! Ho bisogno di Fernandoooo...!!
La mia giornata accademica, fortunatamente, finisce. Sto per varcare il cancello che mi porterà alla libertà, quando qualcuno mi chiama. E' l'orrore in persona, Arnold Carter.
Il mio compagno di ricerca, nonchè l'essere più ripugnante, leccapiedi e sapientone che abbia mai conosciuto. Mi giro disgustata e fingo di starlo a sentire :
"Damiani, la ricerca la faremo in biblioteca, da oggi pomeriggio, dalle 16 alle 19...Domani inizieremo con la scultura e, per il modellino..." dice il saputone con la sua odiosa e petulante voce stridula. Ma brutto ibride derivato da un castrato e un fungo velenoso che non è altro...Che altro vuole da me?
"Aspetta, stop!" ma che è questo? una macchinetta spara sentenze? Se penso a quanto tempo dovrò passarci....solo all'idea mi viene da piangere, così gli dico:
" Tu hai intenzione di fare ANCHE il modellino?? Ma non bisogna scegliere la scultura o il modello in scala?"
"Ovvio che ho intenzione di farli entrambi, AVRO' un voto migliore". Dice con aria superiore.
"AVREMO!!! Ci sono anche io!, e comunque sappi che non ho affatto intenzione di fare entrambi i progetti...!!!" grido, sporgendomi verso il suo faccione ricoperto dai brufoli...Blah, che schifo...
"Ascolta, Damiani...E' ovvio che tu senza di me prenderesti un voto mediocre, quindi ti conviene stare a sentire me".
Cosacosacosa?!?! Tenetemi ferma, sennò gli spacco la brutta faccia che si ritrova!! Ma come si permette questa sottospecie di ratto di fogna a dirmi quello che devo fare?!
"Ascoltami TU, Carter. Io non prendo ordini proprio da nessuno, tantomeno da una persona asociale e insensibile e saputella come te!!! Chiaro?!?! Quindi faremo SOLO il modellino e non "in biblioteca dalle 16 alle 19"" ripeto facendogli il verso "TI SALUTO, CARTER!!!" ribatto indignata, e mi volto, proseguendo per la mia strada, lasciando che continui a chiamarmi. Peggio di un calabrone 'sto qua...
Arrivata fuori dal luogo di maritirio vedo parcheggiata una familiare Honda rossa. Fernando? Mi guardo intorno, quando sento qualcuno da dietro che mi afferra per le spalle.
"Ma chi ca...Fernando!". Mi volto e guardo il suo viso lentigginoso e radioso che mi sorride.
"Ciao!" . Ah, finalmente un viso bello e simpatico...Rimarrei a contemplarlo per sempre, ma devo rispondere.
"Ciao, come mai qui?" chiedo un po' stupita.
"Mi chiedevo...Siccome hai la faccia di chi ha bisogno di tirarsi su, ti va di venire a pranzo con me?" . Oh mio Dio. E' per caso una specie di ...APPUNTAMENTO?!
"Hai proprio ragione, oggi giornata KO...Dove si va??" gli rispondo sorridendo, mentre cerco di nascondere l'esplosione di euforia che mi pervade. Ho davvero bisogno di fare qualcosa di nuovo, altrimenti mi deprimo, dopo questa giornata schifosissima all'Accademia. Lui mi guarda sorridendo ambiguo...
"Dunque, dunque...Ristorante indiano??".
"Grande!" ci diamo il cinque e montiamo in moto. Avverto le ragazze che non pranzo a casa e mi aggrappo a Fernando: destinazione centro, ristorante indiano!!!!!
Finalmente la giornata comincia a prendere una bella piega...
 
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CAT_IMG Posted on 21/1/2009, 19:23P_QUOTE
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stupedo :woot: :woot:
immagino la prof xD
ke karino lui!
 
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CAT_IMG Posted on 26/1/2009, 16:58P_QUOTE

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CAPITOLO 5
PRIMO ,ASSURDO , INDIMENTICABILE ...APPUNTAMENTO...!!!!


"Siamo arrivati!Questo è uno dei miei posti preferiti" mi dice Fernando, aprendomi la strada per il ristorante.
Ci sediamo ad un tavolo di questo ristorante di cucina indiana al 79 di Bold Street, si chiama "Asha"; è accogliente e grazioso, con una piacevole atmosfera calda che ricorda l'India...
Afferro il menu e comincio a dare un'occhiata. Bontà divina non ci capisco un'acca: è scritto tutto in indiano e sotto la descrizione del piatto è in inglese, meglio di così...
Dopo un'immensa faticaccia decido di prendere il Pollo Tandoori, che mi sembra la cosa meno piccante. Poso il menu e guardo Fernando. E' impegnatissimo a leggere il menu, (credo che anche lui abbia i miei stessi problemi linguistici XD!), e nemmeno si accorge che ridacchio per la sua espressione: è concentratissimo, le sopracciglia aggrottate e ciuffi di capelli biondi continuano a dargli fastidio mentre legge e traduce . Semplicemente adorabile.
"Che c'è?" mi chiede ad un tratto, alzando lo sguardo dal menu.
"Uh? No, no...niente, niente..." dico balbettando. Accidenti che figura! Lui scrolla le spalle e, dopo aver chiamato un cameriere, chiede di ordinare.
"Naaa, hai preso il pollo Tandoori? " mi grida Fernando appena il cameriere si è allontanato con la nostra ordinazione-e dopo essersi fatto fare l'autografo da Fernando-.
"Perché, non lo fanno bene?" dico, stupita.
"No, è che...hai dimostrato di non capire niente in fatto di cucina" risponde sghignazzando.
"Ma che deficiente...Tu che hai preso,caro il mio critico culinario, sentiamo?"
"Konju masala"
"Ora si che ho capito..."
"E' un piatto a base di cocco e gamberetti, condito con peperoncino e zenzero". Io storco la bocca.
"Saporiiito..."dico molto poco convinta, girando lo sguardo da un'altra parte. Lui scoppia a ridere. Ma sono davvero tanto ridicola?!
"Smettila, antipatico!" gli sussurro, facendogli la linguaccia. Lui mi fa il verso e continua a ridacchiare. Ma tu vedi che demente...
"Per caso le lentiggini ti hanno otturato il cervello??"
"Questa non me la dovevi dire, signorina...". Stavolta sono io la prima a ridere, seguita a ruota da Fernando. Gli altri clienti ci stanno squadrando,costernati. Ma noi due continuiamo a ridere come bambini, prendendoci in giro imperterriti. Dopo un po', torniamo finalmente seri quanto basta per parlare un po'.
"Allora, Arianna, vorrei conoscere un po' la ragazza con cui mi sono scontrato ..." dice Fernando, mettendosi comodo sul tavolo. Io sorrido e comincio a raccontargli qualcosa.
"Premetto che sono la persona più chiacchierona che conoscerai durante il resto della tua vita e, guarda caso, ADORO parlare di me. Ti sei cacciato in un brutto guaio, amico. Ora ti toccherà ascoltare ogni mio singolo pensiero. Pronto?"
"Non chiedo altro". Gli racconto brevemente della passione per i viaggi e le avventure, del sogno di diventare un'illustratrice, dell'amore per le lingue straniere, del mio sport preferito (zapping in TV) e della mia ragione di vita, la musica rock.
"Sei troppo normale e troppo breve, non ci credo...Qualche strana fissazione?" dice Fernando dopo il brevissimo resoconto della mia vita.
"Mi hai scoperto. In realtà sono uno 007 mandato dalle squadre avversarie per spiare le tue mosse e fare in modo che ti infortuni prima dei prossimi mondiali" sussurro con voce alla spia dei servizi segreti britannici.
Lui sgrana gli occhi.
"Ahahahah, non ci avrai creduto, spero! " lui tira un sospiro di sollievo. Bontà divina!
"Comunque ne ho a bizzeffe di strane fissazioni..."
"Tipo?". Prima di dargli una risposta, guardo a destra e sinistra e abbasso la voce
"Io detesto con tutto il cuore i piccioni!!!" . Ah, mi sono liberata di un peso.
"Ahahahahahahah, tutto questo mistero per così poco?" dice, tornando a prendermi in giro. Io divento di un rosso bordeaux e abbasso lo sguardo, un po' offesa.
Poi mi decido a ribattere. "Come se tu non avessi qualche assurda fissazione..." dico, guardandolo di sottecchi.
"Certo che ce l'ho! Non credere che io sia perfetto, anche se in quanto ad aspetto..." e sorride, ammiccando a se stesso con fare superiore. Ma sentitelo, il vanesio!
" comunque, sono un fissato con le superstizioni, il destino e simili".Il Destino, ancora lui...
"Non lo avrei mai detto, sai?". Fernando mi fa le spallucce e diventa serio, con lo sguardo carico di malinconia, come prima, davanti al mio portone:
"Non possiamo mai sapere tutto di una persona, indipendentemente da quanto e quando la conosciamo...". Io faccio di si con la testa, come un'idiota. Non so cosa rispondergli, sembra così triste. E' come se gli avessero sfiorato una ferita che si sta rimarginando; il dolore brucia ma si nasconde. Cerco di pensare a qualcosa che possa distoglierlo dalla sua nostalgia inspiegabile, ma lui è più veloce.
"E il tuo ragazzo?"
"Il mio ragazzo...cosa?" domando costernata "Che ti fa pensare che io sia fidanzata...?!"
"Troppo carina per essere sola" risponde con l'aria di chi è ben preparato sull'argomento.
"Invece ti sbagli, ringrazio di essere libera come l'aria!" ribatto a testa alta. Questo argomento mi sta facendo riscoprire il mio lato femminista.
"Ma io non intend..." s'interrompe quando ci arrivano due piatti, colmi di strana roba. Io guardo il mio, deglutendo. Sospiro e do un assaggio.
"Ahiiiiiii, è piccanteeeee! " grido sventolando la mia povera lingua scottata. Fernando ridacchia, ma ad uno dei miei proverbiali sguardi folgoranti si zittisce e continua a mangiare il suo Konju o come si chiama. Io sono talmente concentrata a tagliare il pollo immerso in una piccante salsetta rossiccia, che, mettendoci tutta la forza di cui dispongo, è inevitabile non fare un'altra delle mie figure, facendo schizzare direttamente sulla camicia bianchissima di Fernando un pezzetto di carne zuppo di salsa.
"Oddio, scusami!!!Non volevo..." dico, mortificata. Ti pareva. Era troppo che non facevo una figura di cavolo...
"Non preoccuparti," dice Fernando, pulendosi la camicia con il tovagliolo "...Guarda! Si sta già togliendo!" e sorride. Io non faccio che ripetermi quanto sono imbranata e divento tutta rossa per la vergogna. Fernando se ne accorge e indica le mie guance, ridendo:
"Sei tutta rossa!!! Sembri un peperone!!"
"Hai deciso che quella camicia diventi un porta salse!?" dico di rimando, minacciandolo scherzosamente con la forchetta. Lui mi fa la linguaccia e poi, dopo aver pensato un istante, dice, più a se stesso che a me,:
"Dopo passiamo da casa mia...". Che??? A casa suaaa? Svengooooo... "...devo cambiarmi assolutamente". Lo sapevo. Troppo bello per essere vero.
"Ehi, Arianna? Ma ci sei?" dice Fernando un secondo dopo, agitando la mano davanti ai miei occhi.
"Uh? Ah, si si si...Scusa!" dico, cacciando una risatina nervosa. Lui scuote la testa e finisce il suo piatto. Io lascio stare il mio pollo, per paura che tagliandolo mi parta il gomito e faccia cadere il bicchiere -pieno!- a terra.
Giuro che sono cose che mi succedono spessissimo, purtroppo.

Finito il nostro pasto esotico (e troppo piccante, per la mia boccuccia), paghiamo il conto e corriamo (in moto, s'intende XD!) a casa di Fernando. La sua camicia è tutta impiastricciata perchè LUI (stavolta non c'entro niente!) ha peggiorato la macchia, allargandola. Saliamo in moto e sgommiamo attraverso Liverpool, che oggi mi ricorda la mia splendida Italia, con tutta questa tranquillità ed il sole invernale...
Dopo una buona ventina di minuti arriviamo di fronte ad un antico cancello. Fernando salta giù dalla moto con un balzo e s'inchina, dicendomi:
"Si accomodi, madame" . Io faccio un passo avanti, verso la casa. Rimango a bocca aperta quando la osservo.
E' una stupenda villa bianca in stile coloniale,raffinata e lineare, decorata da un bellissimo e spazioso giardino all'italiana (W Italy!!!), tenuto benissimo. Un lastricato che inizia dalla soglia porta sino ai gradini del portone d'ingresso.
"Wow..." mormoro tra me e me.
"Ti piace?" chiede Fernando.
"E lo chiedi?! Dai, vai a cambiarti, ti aspetto qui" e mi siedo sul muretto marmoreo appena esterno a quella sorta reggia.
"Nemmeno per sogno, non è prudente lasciarti qui da sola. Vieni!" dice scuotendo la testa e facendo di "no" con l'indice. Io non me lo faccio ripetere due volte ed entro, a passi leggeri.
Superiamo il lastricato e finalmente vedo l'interno, che è ancora più bello dell'esterno. Al contrario della facciata, la casa è arredata con un gusto modernissimo.
Il soggiorno dove Fernando mi conduce ha pavimento di pannelli neri, a specchi, con le pareti bianche. Al centro della enorme camera, troneggia un grande divano bianco di pelle . Il lampadario è di cristallo, stile reggia di Versailles; a dare luce c'è un'enorme finestrone che arriva a terra, tipicamente della fine del XIX secolo. I mobili sono di materiali e forme super high-tech. WOW!!!! Adoro questa casa.
"Anche tu amante del design, eh?" dico, sedendomi di punta sul divano. Lui annuisce e sparisce dietro una successiva porta bianca.
"Vado a lavare la camicia". Io non rispondo e continuo a guardarmi intorno. Di fronte al divano c'è una TV ultrapiatta al plasma, attaccata alla parete, ovviamente nera, ovviamente con Skycalcio (ci scommetto anche se non ne ho la prova certa!).
Ad un tratto, mentre osservo la stanza poco ammobiliata, ma comunque accogliente, mi arriva ai timpani un'imprecazione in spagnolo. D'istinto mi alzo e vado a vedere che sta succedendo. La porta che ho imboccato porta in un bagno abbagliante nel vero senso della parola, con strutture e mobili bianchi e trasparenti. Fernando ha una faccia infuriata e continua sfregare la sua povera camicia, ridotta ad uno straccio sporco di salsa.
"Ma che diamine fai? Così la sfilacci solo! Devi metterci un po' d'acqua" dico indifferente, intervenendo all'istante.
"Tieni, prova tu". Mi dice arrabbiato (con la camicia, però!).
Se la sfila velocemente e me la lancia, rimanendo con i suoi scolpitissimi addominali al vento.
OH MY GOD!!!!
Credo di poter schiattare da un momento all'altro. Accidenti, ma come si fa a non rimanere senza fiato davanti ad una meraviglia simile?!
"Allora!?" chiede Fernando, sporgendosi verso di me a torso nudo. Il mio colore facciale imita perfettamente quello della macchia sulla camicia e mi affretto a girare lo sguardo e correre verso il lavandino, per evitare che i miei ormoni, ormai completamente impazziti, facciano qualcosa di strano...
Strofino con acqua fredda e sapone la camicia per un po' e poi la sventolo trionfante davanti al naso di Fernando. Lui mi guarda alzando un sopracciglio e mi fa, mettendo le mani sui fianchi:
"Grande...peccato che la macchia sia dall'altra parte...".
"Ooops...Eheh!"
"...per la serie due imbranati con il bucato..." dice Fernando alzando gli occhi al cielo. Scoppiamo di nuovo a ridere.
Che scena!
"Io vado a mettermi qualcos'altro..." esclama, appena è terminato l'attacco di risa.
"E io che faccio con questa?"
"Buttala nel cesto dei panni da lavare, poi se la vedrà..." non riesco a sentire l'ultima parola che dice, ma ormai è già in camera sua a scegliere qualcosa da mettersi.
Faccio come mi ha detto e torno ad aspettarlo in soggiorno. Guardo la mia borsa, malamente scaraventata a terra, da cui spuntano le rose di questa mattina.
Faccio per andare a prendere il mazzo di fiori, quando mi vibra il cell e lo tiro fuori dalla tasca.
1 messaggio ricevuto da : Vane. Leggo, ecco quello che c'è scritto:

Ohi, Arii! Torna subito ovunque tu sia x due validissimi motivi:
1)Devi raccontarci quello che state combinando tu e il biondino...;-)
2) C'è un tipo schifoso che è venuto a cercarti; doveva fare una ricerca, mi sembra...
MUOVITIII! Ciau

Uffaaaa! Ma che ore saranno? Do' un'occhiata al display del telefonino e rimango di stucco...Già le 16 e 20?! In questo preciso momento Fernando esce trionfante dalla sua camera,vestito con una maglione beige a collo alto e pantaloni scuri.
"Sofisticato!" faccio io, appoggiata sul bracciolo del divano. Lui continua a sfilare come se fosse in passerella e si siede vicino a me:
"Allora, adesso che si fa?". Io abbasso lo sguardo, un po' rattristata:
"Devo tornare, ahimè...". Lui si stupisce e chiede spiegazioni.
"Ti ho parlato della ricerca che devo fare per giovedì?". Lui fa cenno di no con il capo, io continuo a parlare, "Bè, devo farne una sull'antica Grecia con l'essere più saccente e insopportabile del mondo, che già è venuto a chiamarmi a casa..."
"L' essere più saccente e insopportabile? Sarebbe?"
"In una parola: Arnold Carter" dico, sbuffando al pensiero di quell'essere immondo e incrociando le braccia.
"Uhm...interessante..." borbotta Fernando, grattandosi il mento pensieroso, poi esordisce allegro, "Dai, andiamo! ". Non capisco cosa ci trovi di tanto divertente, comunque mi alzo e mi trascino controvoglia fino al cancello della splendida villa, mi dispiace lasciarla. Mi sono già innamorata di questa casa. Fernando mi lancia il casco, rischiando di spaccarmi il naso e saliamo in moto.
"...Andiamo a farla insieme a fare questa ricerca, così impara 'sto simpaticone!" esclama, mettendosi alla guida e facendomi l'occhiolino.
"Davvero? Ma non vorrei rovinarti il pomeriggio..."
"Naaa, non dire scemenze...Scommetto che ci cacceranno dalla biblioteca per le risate "moleste" che faremo! Piuttosto, hai con te la tessera?".
"Certo! Eccola qua". Estraggo dalla tracolla il tesserino. C'è ancora scritto a matita il numero di telefono di Fernando. Sembra passata un'eternità da quando me lo ha riportato.
Accende il motore e partiamo. Io mi stringo alla sua schiena.
Ormai su questa Honda ci ho fatto le radici!

Siamo in biblioteca da circa una ventina di minuti e siamo già sommersi dai libri sull'architettura della Grecia classica. Qui dentro fa un caldo spaventoso, invece fuori il cielo si è rannuvolato e sta cominciando a fare più freddo. Nella sala in cui ci troviamo c'è un buonissimo odore di libri, e ci sono anche molti ragazzi, per lo più delle scuole medie e liceo, che studiano in silenzio. Il nostro tavolo è quello più vicino alla finestra; così possiamo tenere sotto controllo tutta la città anche da qui.
Fernando ha di nuovo assunto quell'espressione concentratissima, con il naso incollato in un tomo gigantesco ...sembra ancora più "niño" ^^!!!!
Siamo entrambi concentrati a trascrivere le informazioni più importanti sul mio blocco da disegno, che funge da quaderno degli appunti. E il guaio è che è tutto in inglese, ci stiamo scervellando per leggere, tradurre, capire e studiare. Nemmeno Google Translate...
Passa un'altra manciata di minuti. Appena mi distraggo un attimo posando lo sguardo sul panorama, mi squilla il cellulare al ritmo di "I don't have to try", di Avril Lavigne. Ti pareva se non dovevo dimenticarmi di togliere la suoneria quando sono venuta, ( tra l'altro è la più casinara del mondo!). Cerco disperatamente e alla cieca il cellulare in borsa, ma non riesco a trovarlo.
Nel frattempo, tutti gli occhi si sono fermati a guardarmi con rimprovero. Per la miseria, ma dov'è quello stupido di un telefono?? Fernando soffoca una risata e torna a scribacchiare sul blocco di appunti.
Ah, trovato, finalmente! Mi do' uno schiaffetto sulla fronte: era nelle mia tasca...
"Pronto!?" sussurro, facendo un cenno di scuse ai presenti, che finalmente smettono di fissarmi. Fernando scuote la testa, divertito.
"ARIIIIIIIIIIIIIII!" Grida la voce di Vane dall'altra parte.
"Ssst!" mormoro, portando l'indice alla bocca "Che c'è?"
"Perché parli sottovoce? Va be’, me lo dirai dopo...Ma si può sapere che fine hai fatto???"
"Una lunga storia, scusami ma ora non posso proprio parlare, Vane. A stasera!" . Chiudo il telefono prima che possa ribattere e tiro un sospiro di sollievo. Mi ricordo di mettere in modalità silenzioso il Nokia e torno alla mia ricerca.

Appena siamo convinti di aver raccolto abbastanza materiale sono quasi le sette. Alla fine abbiamo passato un'intero pomeriggio insieme; se penso che si era partiti da un pranzo...
Lui mi riporta a casa (ovviamente a bordo della ormai onnipresente Honda rossa) e ci salutiamo.
"Allora...Bè, grazie di tutto!" dico sorridendo, appoggiata al portone.
"Grazie a te" sorride, " E comunque, mi devi un favore per averti fatto la ricerca..."dice , rimettendosi sul sellino della moto.
"AVERMI FATTO LA RICERCA?? Ma se ho lavorato solo io!!". Lui si volta verso di me e sorride dolcemente.
"Ehi, devo anche inventarmela una scusa per rivederti...". Rimango piacevolmente interdetta e ammutolisco.
"Sentirai ancora parlare di me, Arianna...Ciao!" e mette in moto, guizzando via. Lo saluto con un cenno e mi affretto a salire a casa, anche se so che mi aspetta un terzo grado su questa giornata.
"Sono tornataaaa!" grido appena varcata la soglia. Lancio sciarpa e tracolla su un mobile a caso ed entro nel soggiorno. Qui mi aspettano Eléonore Vanessa e Mary Ann a braccia conserte, mi guardano ambigue.
"Ehm...ciao, ragazze!Come mai mi guardate così?" . Elé si avvicina al mio naso e mi fa:
"Ti tocca, mia cara: siediti e racconta OGNI SINGOLO PARTICOLARE DI QUESTA GIORNATA, SUBITO!!" . Obbedisco(ammetto che quando fa' così è l'unica cosa da fare!), sprofondo sul divano e inizio a raccontare.
"Aspetta! prendo i popcorn!" dice Vanessa, sparendo in cucina. Quando torna sgranocchiando ricomincio da capo a descrivere la mia giornata.
Alla fine dell'interrogatorio le ragazze, acciambellate in vari angoli della stanza, emettono grida d'eccitazione tanto acute da spaccare i bicchieri:
"OH, MIO DIOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO!" .
"L'HAI VISTO SENZA MAGLIETTAAA?!"
"Avete pranzato insieme, porca paletta...!!!"
"Mon Dieu!!! Ti ha persino aiutato con il tuo progetto per l'Accademia..."
"CALMATEVIII!!" Strillo, riuscendo a zittirle. "Sappiate che non c'è niente di tanto eclatante, sono cose che fanno tutti gli amici del mondo!". Vanessa alza un sopracciglio ed Elé nemmeno mi sente.
"Tesoro, ascolta una che se ne intende, " esclama convintissima Mary Ann, "tu e lui non siete SOLO amici...".
"Forse per me. Ma per Fernando..."
"Per Fernando è uguale!!!" s'intromette Eléonore, puntandomi il dito contro " TU-GLI-PIACI!!!".
Vanessa mi strizza l'occhio e poi dice:
"Va be’ dai, ora ti va di vedere un po' di TV?" . Finalmente!, qualcuno che ha capito quanto m'imbarazza parlare di me e lui. Comportamento raro, in Vanessa.
"Grazie Vane. Ma preferisco di no" . Sorrido e vado in camera, mi siedo accanto al davanzale. Non avrei mai previsto che la mia giornata potesse andare come è accaduto.
Osservo il lento scendere della notte, con le immagini di questa indimenticabile giornata vivide in mente. Penso a quello che abbiamo fatto; a quello che abbiamo detto. Alle nostre risate.
Insomma...
Al mio primo, assurdo, indelebile appuntamento con Fernando.
 
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CAT_IMG Posted on 26/1/2009, 19:01P_QUOTE
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Status: Offline: ultima azione eseguita il 8/9/2009, 17:12


Ho recuperato anke il capitolo precedente..
mamma mia!
Scrivi divinamenteeee!
:wub:

E poi Fernando..
che dolceeee! *.*
 
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CAT_IMG Posted on 10/2/2009, 18:34P_QUOTE

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CAPITOLO 6
LA FRASE PIU' BELLA...


Oggi la caviglia non mi fa più tanto male.
"Chissà quali cure miracolose ha adottato Fernando..." ha detto Vane, maliziosa, appena l'ho gridato per la casa. Io le ho tirato un cuscino in faccia e sono corsa via. Ora mi sto vestendo e non ho nemmeno il tempo di assaggiare i miei Coco Pops, perché anche oggi sono in un super ritardo. Giuro che un giorno a quella sveglia dei miei stivali gliela dò io una bella regolata...
Saluto frettolosamente le ragazze che vagano in pigiama per casa. Pesco un trench nero con cintura sotto il seno dall'armadio e acchiappo la mia famosa tracolla. Poi mi ricordo di una cosa, a metà strada tra il portone e le scale, e risalgo. Metto le rose rosa che ho ancora in borsa in un vaso e richiudo la porta alle mie spalle.
Ora sto correndo, o, meglio, saltellando (colpa della caviglia) dietro l'autobus perso per una frazione di secondo (causa = ruzzolone per le scale).
"FERMOOOOOOOOOOOOOO!DANNAZIONE!" impreco, sfrecciando per il quartiere, schivando la gente che mi guarda costernata dopo essere stata travolta nella mia corsa. L'autobus sembra farmi un dispetto: ogni volta che mi avvicino, accelera e mi semina di nuovo. Mi fermo un secondo a riprendere fiato, del tutto prosciugato durante la mia corsa impossibile.
"Maledettooooo!" strillo in direzione della vettura, agitando il pugno. La gente che mi circonda mi starà di certo prendendo per matta. Terribilmente imbarazzata per la mia prima figuraccia quotidiana, torno sui miei passi. Arrivo di fronte a quella dispettosa fermata del bus e mi siedo ad aspettare il prossimo. Vorrà dire che oggi entrerò alla seconda ora. Sto aspettando da poco, seduta e infuriata, quando i miei occhi s'illuminano:
"Un autobuuus?! Amore!!!!!" strillo, lanciandomi a bordo del veicolo. L'unica cosa buona è quando dico cose strane, le dico in italiano e nessuno mi capisce.
Strano che sia passato dopo così poco tempo da quando è passato il primo autobus...Va bè, dai, per una volta che inizio ad avere fortuna...Dico tra me e me, mostrando all'autista il biglietto.
Le portiere si chiudono e m'ingegno a cercarmi un posto. L'autobus è gremito di ragazzini che chiacchierano e signori distinti in disparte che guardano l'orologio. Finalmente ne trovo uno al piano superiore del bus. Mentre guardo il panorama che scorre rapido e grigio dal finestrino, ripenso alla splendida giornata di ieri. Dov'è il sole?
Fa freddo e c'è un vento che penetra fino alle ossa, facendoti raggelare. Prendo l'i-Pod ed inizio a far scorrere un po' di titoli, finché non ne trovo uno adatto. Thank you for the music, degli Abba, reinterpretata da Amanda Seyfried.
"...So I say thank for the music, for giving it to me..."
La dolce melodia mi entra in testa e mi culla. Mi accorgo di avere sonno, sento le palpebre pesanti...quasi quasi chiudo gli occhi, per due minuti, solo due, tanto per riposarmi...Ma si, dai, che vuoi che sia ...*YAWN*...

Una voce fastidiosa s'insinua nella mia testa, insieme alle parole di Some Unholy War di Amy Winehouse.
"CAPOLINEAAAAA! CAPOLINEAAA!". Scuoto la testa infastidita, continuando a tenere gli occhi chiusi.
"CAPOLINEA!" Continua a gridare l'odiosa voce. Mi rannicchio sulla borsa. La voce grida ancora e ancora. Spazientita ma ancora assonnata, mi rannicchio ancora di più...Un tonfo. "Ahia!!" sussulto, massaggiandomi il naso. Sono caduta di faccia per terra come un salame. Mi stiracchio come un gatto e tolgo le cuffiette dalle orecchie. Ma chi rompe *yawn*?!
Poi di scatto capisco e mi alzo in piedi, dritta come un manico di scopa, corro giù fino al posto del guidatore.
Sul mezzo non c'è più nessuno.
L'autista mi dice:
"Deve scendere, signorina. Siamo arrivati al capolinea". Che???? Allora non stavo sognando!!
" Oh, si certo" dico rintronata, tra uno sbadiglio e l'altro. Trasalisco. MA CHE ORE SONO?! Con gli occhi fuori dalle orbite raccatto la mia roba e scendo dal bus. Quando vedo che ore sono rischio un collasso. E' MEZZOGIORNO!!! Oddio, le ragazze avranno già cominciato le ricerche....
Calmiamoci, Arianna, su. Su, che sennò esplodi. Respira...
Ora non mi resta che capire dove sono. Mi guardo intorno. Il quartiere sembra periferico, ma non è in cattive condizioni.
Bè, lontanissimo da casa certamente no, mi dovrebbe bastare fare la strada a ritroso per tornare...spero!
Chiedo informazioni al primo malcapitato solo come un cane che passa di qua.
"OH NOOOOOOOOOOOOO! SONO DALL'ALTRA PARTE DI LIVERPOOL!!!!" frigno esasperata dopo aver visto sulla sua cartina dove mi trovo. Il tipo mi guarda stranito e se ne va.
Lo sapevo che non era una fortuna il passaggio di quell'autobus, ERA QUELLO SBAGLIATO!!! Non potevo certo avere fortuna, per una volta...
Mentre dò in escandescenza al centro del marciapiede, sento una sensazione di umido sul viso. Una goccia. Cos'è, qualche piccione mi ha scelto come suo W.C. personale?! No, si sta SOLO preparando il diluvio universale. Dannazione!!! In questa strada non passa più anima viva, meglio camminare...MA PER DOVE?! Accidenti a me, dovevo entrare alla seconda ora!
Un tuono vicinissimo mi fa sussultare.
La pioggerellina si è trasformata in una pioggia fitta ed incessante. Cerco di telefonare a Mary Ann, ma non c'è campo. Maledizione, maledizione...Sono fradicia, sola, in mezzo alla strada deserta e sconosciuta. Cavolo, fa tristezza.
Trovo riparo sotto ai portici di un portone dall'aria importante. Mi stringo nel cappottino; incomincia a fare davvero freddo. Un fulmine squarcia il cielo che è divenuto scuro come se fosse notte. Faccio un balzo all'indietro e caccio un urlo agghiacciante, sentendo che dietro di me c'è qualcuno. Mi si blocca il battito cardiaco; a velocità lumaca io e lo sconosciuto ci voltiamo. Appena riconosco il viso dello "sconosciuto" tiro un sospiro di sollievo.
"Ah, sei solo tu..."dico, mettendomi una mano sul petto. Ok, batte ancora. Fiùùù...
"Grazie, eh!" ride Fernando, avvicinandosi a me "ma che ci fai qui, sola soletta, senza nessuno, piccolina....?" dice con la voce cavernosa da lupo delle fiabe.
"Sto portando un cesto pieno di roba da mangiare alla nonnina....!" rispondo ironizzando,con aria di sufficienza facendo la vocina da Cappuccetto Rosso. Scoppiamo a ridere all'unisono. Un lampo c'illumina.
"No,...è che ho preso l'autobus sbagliato, mi sono addormentata e mi hanno scaraventato qui, al capolinea..." rispondo un po' imbarazzata. Fernando ridacchia:
"Solo a te possono succedere queste cose...".
Io gli faccio la linguaccia, " e tu perché sei qui, lupo cattivo che non sei altro?"
"Uh, io? Sono venuto a vedere se....No, no, nulla..." lui guarda da un'altra parte e borbotta appena. Mi sta nascondendo qualcosa. Ma poi mi tira fuori uno dei suoi sorrisi dolcissimi e dimentico ogni cosa.
"Quindi, ti sei persa....Che imbranata!". Umpf!
"Che odioso!". Incrocio le braccia e mi volto, sbuffando.
"Va be’, ho capito...Anche questa volta mi tocca salvarti!" dice, fingendo un'aria di superiorità. Io mi volto e gli sorrido.
"...e poi non dire che sono un ingrato!"
"Ce l'hai un ombrello, vero?" mi chiede, appena prima di mettere un piede fuori dal portone. Io scuoto la testa.
"Sei proprio un'imbranata..."
"Tu invece sei di una delicatezza senza pari!"
"E dai che scherzo! Permalosette, eh? ". Si china verso di me, io continuo a fingere di essere offesa:
"Sarà la pioggia" rispondo, fissando le gocce che scrosciano fugacemente fino a distruggersi, a terra, unendosi in pozzanghere. E' tutto grigio e bagnato.
"Aspetteremo, allora" mi fa Fernando, dopo un eterno minuto; anche lui fissa il cielo plumbeo. Piomba il silenzio più totale.
"Non spioverà presto, sta peggiorando" Dico scoraggiata dopo qualche minuto di osservazione del diluvio. Ormai le pozzanghere ricoprono completamente la strada. Fernando si ferma un attimo a riflettere, poi mi dice, allegro:
"Ti piace farti il bagno?" Lo guardo stupita. Quando capisco la ragione della strana domanda è troppo tardi, lui mi ha già afferrato la mano e stiamo correndo sotto la pioggia incessante e fitta.
"Ma che lumaca che sei!!!" mi sfotte ad un certo punto, mentre saltiamo una pozzanghera più somigliante ad un fossato.
"Che cosa sono????? Sei tu che ostacoli i miei passi...Mi stai facendo bagnare tutta!!!" dico con aria di sufficienza, scansandomi. Fernando agita l'indice davanti al mio viso, sorridendo:
"Ah, si? Bel ringraziamento davvero! Guarda che se non era per me, ora eri a frignare come una bimbetta tutta sola e sperduta! e ringrazia che sono venuto in moto, sennò...". Gli rispondo con un'altra linguaccia e passo avanti, sul marciapiede di fronte. Lui mi raggiunge in fretta e mi lancia il suo giubbotto impermeabile, dicendomi:
"To’, Cappuccetto Rosso, ché sei fradicia come un pulcino...". Adoro quando fa il gentiluomo dopo avermi presa in giro.
"Guarda che non ne ho bisogno, e poi sei zuppo anche tu!". Mi sono voltata, ora ci troviamo uno di fronte all'altro. Ci fissiamo senza dire una parola per un lungo attimo. Sento una vampata di calore alle guance; siamo talmente vicini che potrei contare tutte le sue lentiggini. Sto letteralmente stritolando il suo cappotto per il nervosismo che mi ha preso la bocca dello stomaco.
Lui mi si avvicina ancora di più, così tanto da potermi baciare. Il suo sguardo è penetrante ed attento. E' come se mi stesse studiando. Io faccio ruotare lo sguardo da una parte all'altra, mentre la pioggia continua imperterrita a bagnarci.
"Che fai?!" dico improvvisamente e senza rendermene conto, spezzando l'incantesimo come una perfetta idiota. Mi mordo le labbra. Brava, Arianna, sei riuscita a rovinare un momento stupendo, come al solito! Prendetemi a schiaffi.
"Vedo...vedo di che colore sono i tuoi occhi..." mi risponde un secondo dopo Fernando, lentamente e sottovoce. Rimango un po' sorpresa.
"Sono chiari! E adesso andiamo, per favore, sono bagnata fino alle ossa", dico sbrigativa abbassando lo sguardo. Sto per riprendere a camminare, ma lui mi stringe il polso, costringendomi a voltarmi e a stare ferma.
"Non sono solo chiari...sono occhi felini, cambiano con la luce...Sono stupendi..." ribatte piano, affascinato. Resto di stucco, ma non per solo per ciò che ha detto; ma per COME l'ha detto. E' serio come non l'ho mai visto.
Mi libero dalla sua stretta e riprendiamo la nostra strada a passi veloci, senza dire nient'altro. A testa bassa, cammino dietro di lui.Ho ancora in mano la sua giacca.
Ad un tratto si blocca ed io, che sto procedendo spedita, gli finisco contro. Fernando è immobile, pallidissimo, con tutti i capelli appiccicati alla fronte per quanto è bagnato.
"Che c'è?" chiedo, aggrotando le sopracciglia e rompendo finalmente quello strano silenzio.
"Cosa NON c'è!!!" risponde, riscossosi, " LA MIA MOTO NON C'E' PIU'!!!!!" grida, esasperato, scuotendomi per le spalle.
"Nooo! Porca miseria!" alzo gli occhi al cielo, avvicinandomi al posto dove era parcheggiata la Honda "...comunque non te l'hanno rubata..."
"E tu che ne sai, Shelock?" dice, con una punta d'irritazione nella voce. Diamine come ci tiene a quella moto!
"Elementare, Watson" rispondo prontamente, ridacchiando "Hai parcheggiato di fronte ad un divieto di sosta!". E gl'indico il gigantesco cartello di divieto. Lui si avvicina, accigliato. Borbotta qualcosa di sicuramente poco educato in spagnolo e poi sbuffa:
"Ci mancava...andiamo a pranzare da qualche parte? Ho una fame che mi mangerei la pioggia, se solo fosse un po' più consistente!"
"Ahah, almeno quella c'è in abbondanza!".
Facciamo un'altra corsa in cerca di un posto , mentre ci piove in testa ininterrottamente. Fernando, ad un tratto, si avvicina di fianco a me e mi copre la testa con il suo giubbotto.
"Vieni qua" mi dice, facendo segno di avvicinarmi a lui. Sono esattamente sotto la sua spalla, con gli occhi quasi appannati dalle gocce di pioggia che si riversano strenuamente.
Camminiamo stretti l'uno all'altra, riparandoci con l'impermeabile di Fernando -che starà sicuramente gelando- finché non troviamo un bar. Entriamo, ansimanti e grondanti d'acqua fino alla punta dei piedi.
Il barista quasi crepa quando ci vede, illuminati dalla luce lontana di un lampo, e ci fa sedere ad un tavolino. Il posto è completamente vuoto, come le strade, d'altronde. Improvvisamente io e Fernando scoppiamo a ridere, per quanto siamo ridicoli. Ci staranno prendendo per scemi, ma non c'importa. Siamo zuppi d'acqua piovana, con i vestiti appiccicati addosso, i capelli bagnatissimi e le mani fredde che più non si può.
"E' assurdo quello che mi succede quando sono con te,...Cappuccetto!" dice sorridendo sovrappensiero. Mi limito a sorridergli, ma anche per me è tutto più assurdo da quando lo conosco. Anche se direi più bello.
Ordiniamo due cioccolate calde, anzi, bollenti, perché ne abbiamo davvero bisogno. Basta guardarci!
"Ahiii! Scotta!" strillo, dopo essermi ustionata con la cioccolata. Fernando ride e beve la sua. Ma, dico, vi sembra giusto che la sua cioccolata sia calda al punto giusto mentre la mia sembra pece bollente?! ...
"Ora che facciamo?" dico appena finiamo di bere avidamente. Fernando alza le spalle e si guarda intorno. Sui vetri delle grandi finestre in stile tipicamente british la pioggia batte ancora, anche se più lentamente. Senza che nemmeno me ne accorga, Fernando si alza, va alla cassa e torna al tavolo, nascondendo qualcosa dietro la schiena. Cerco di sbirciare con tutte le mie forze, invano. Fernando scuote la testa e mi fa segno di aspettare:
"Devi prima rispondere ad una domanda..." si china verso di me, guardandomi con i suoi occhi stupendamente coccolosi "...lo vuoi un bacio?".
Sussulto per un attimo, non capendo cosa intende. O magari fingendo di non capire quello che ha detto; è ...è troppo strano.
Lui, prima che gli dia una risposta, tira fuori un pacchetto di Baci Perugina, e me lo agita davanti al naso:
"Ta-dààà!"
"Baci Perugina a Liverpool?!"
"Eh già..." sussurra, con l'aria di chi la sa lunga; "Facciamo a gara per la frase più bella dei Baci???" dice poi, saltellando contento come un bimbo.
"Accetto al sfida" con l'espressione da dura molto malriuscita, afferro un Bacio e lo scarto contemporaneamente a Fernando.
"Ah-a! E' meglio la miaaaa!" strillo, facendogli una linguaccia.
"Umpf, nemmeno se lo vedo! Sicuramente è meglio la mia!"
"Sentiamo!" rispondo con aria di sufficienza. Lui mi fa il verso e comincia a leggere il minuscolo bigliettino:
"Due amici in silenzio, a volte...."
"...dicono più di mille parole. " continuo io, "...ci è capitata la stessa frase!"
"Allora, questo significa " riprende fer con aria solenne " che questo aforisma testimonierà la durata eterna della nostra amicizia appena cominciata...ti va?". Mi fa' l'occhiolino; io mi alzo in piedi, sorridente. Portiamo la mano al cuore e giuriamo sull'onore della massima la nostra indissolubile amicizia. Ripiego accuratamente il bigliettino e lo metto in tasca.
"Ora bisogna sancire questo patto, no?" mi fa Fernando e, subito dopo, mi abbraccia. Sento le goccioline d'acqua scendere dai suoi capelli lungo le mie spalle. Teniamo entrambi gli occhi chiusi, stritolandoci a vicenda.
Spero davvero che questo nostra promessa duri per sempre.




 
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Atmorse
CAT_IMG Posted on 25/7/2009, 20:32P_QUOTE

Utente cancellato






incredible...
 
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pinghet
CAT_IMG Posted on 2/11/2009, 15:03P_QUOTE

Utente cancellato






bellissimo ma come continua ?
 
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12 replies since 14/1/2009, 18:01
 

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